La Commissione Ue difende la scelta di sanzionare Google con una multa complessiva da 890 milioni di euro, respingendo le accuse del colosso statunitense secondo cui il Digital Markets Act (Dma) rischierebbe di penalizzare l’innovazione. Secondo Bruxelles, la situazione sarebbe esattamente opposta, il problema è rappresentato dai cosiddetti “guardiani”, i grandi operatori digitali che, grazie alla loro posizione dominante, limiterebbero la capacità delle imprese europee di competere ad armi pari. Per questo motivo, la Commissione ritiene necessario imporre il rispetto delle regole previste dal Dma, con l’obiettivo di creare un mercato più aperto e competitivo.
Le due decisioni adottate dall’esecutivo europeo riguardano sia il motore di ricerca Google Search sia il negozio digitale Google Play Store. Nel dettaglio, Bruxelles ha inflitto una sanzione da 460 milioni di euro per aver favorito i propri servizi nei risultati delle ricerche online, mentre altri 430 milioni sono stati comminati per le restrizioni imposte agli sviluppatori di applicazioni, ai quali sarebbe stato impedito di indirizzare gli utenti verso canali di acquisto alternativi, spesso più convenienti. Google avrà ora 60 giorni di tempo per adeguarsi alle prescrizioni della Commissione, evitando così ulteriori sanzioni periodiche che potrebbero arrivare fino al 5% del fatturato globale.
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Bruxelles: “Le regole servono a garantire concorrenza”
Nel briefing quotidiano con la stampa, il portavoce della Commissione Ue Thomas Regnier ha respinto le critiche rivolte da Google all’azione dell’Unione. “È vero il contrario”, ha dichiarato, sostenendo che l’obiettivo delle misure adottate è proprio quello di impedire che pochi grandi operatori continuino a ostacolare l’innovazione europea. Secondo Regnier, le sanzioni non rappresentano un freno allo sviluppo tecnologico, bensì uno strumento per garantire condizioni di concorrenza eque a tutte le aziende che operano nel mercato.
Inoltre, il portavoce ha sottolineato la solidità dell’istruttoria condotta dalla Commissione, evidenziando come il procedimento sia stato accompagnato da un intensoconfronto con Google, attraverso circa 80-90 incontri durante l’intera indagine. Bruxelles ritiene quindi di aver raccolto prove sufficienti per dimostrare le violazioni contestate. Infine, Regnier ha ricordato che il Dma consente interventi molto più rapidi rispetto alle tradizionali procedure antitrust. “L’indagine si è conclusa in circa 24 mesi, contro una media di quattro o cinque anni richiesta normalmente”, ha dichiarato il portavoce.
Le contestazioni su Search e Play Store e il messaggio dell’Ue
Secondo la Commissione europea, Google avrebbe utilizzato la propria posizione dominante per garantire una maggiore visibilità ai servizi della stessa società, come shopping, hotel, trasporti e sport, rispetto alle offerte dei concorrenti presenti nei risultati del motore di ricerca. Sul fronte di Google Play, invece, Bruxelles contesta le limitazioni imposte agli sviluppatori di app, ai quali non sarebbe stato consentito di informare liberamente gli utenti dell’esistenza di offerte più vantaggiose disponibili al di fuori dello store ufficiale o di concludere contratti attraverso piattaforme alternative.
La vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera ha definito le misure adottate “decise ma equilibrate”, sottolineando che i prodotti migliori devono imporsi sul mercato per la loro qualità e non grazie al controllo esercitato sulla piattaforma di distribuzione. Anche la commissaria per la Sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, ha ribadito che l’applicazione del Digital Markets Act rappresenta un segnale chiaro della volontà dell’Unione europea di tutelare la concorrenza, l’innovazione e le opportunità di crescita per le imprese.
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