Si è conclusa dopo poco più di tre ore l’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Roma per Valter Lavitola, detenuto dal 10 agosto e accusato di essere il presunto mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, avvenuto nell’ottobre del 2025. Al termine della discussione, il collegio si è riservato la decisione sulle richieste presentate dalla difesa.
I giudici dovranno ora stabilire se sostituire la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari e se dichiarare decaduta la misura per decorrenza dei termini. Gli avvocati Sergio e Arturo Cola hanno chiesto che Lavitola possa lasciare il carcere per essere trasferito ai domiciliari in un’abitazione di Noepoli, in Basilicata, presa in locazione dal figlio.
Cosa è venuto fuori durante l’udienza di Lavitola
Secondo i difensori, sarebbero venute meno le esigenze cautelari. I legali hanno sottolineato come, dopo l’interrogatorio dell’8 luglio, Lavitola avrebbe comunicato tutti i propri spostamenti agli inquirenti, mettendosi a disposizione dell’autorità giudiziaria. La difesa ha inoltre respinto l’ipotesi di un tentativo di fuga, sostenendo che un viaggio programmato fosse legato a una conferenza di servizio e non all’intenzione di sottrarsi alle indagini.
Nel corso dell’udienza, Lavitola ha reso dichiarazioni spontanee sulla vicenda. Secondo quanto riferito dai suoi avvocati, avrebbe sostenuto che l’idea di utilizzare una bomba sarebbe stata di Clesio Gomes Tavares. Lavitola ha affermato di essersi assunto tutte le responsabilità del caso, spiegando però di aver dato a Gomes un mandato in bianco, precisando che non si sarebbe dovuto fare del male a nessuno.
Un’altra linea sostenuta dall’indagato riguarda il suo rapporto con Ranucci. Lavitola ha infatti dichiarato di aver agito, secondo la sua ricostruzione, con l’intenzione di proteggere il giornalista da un attentato del quale avrebbe avuto notizia. Dopo i fatti dell’ottobre 2025, avrebbe inoltre contattato per due mesi Ranucci per chiedere un innalzamento del livello della sua scorta.
Polemica sulla competenza territoriale dell’inchiesta
Nella difensiva, lunga 72 pagine e depositata davanti ai giudici del riesame, gli avvocati hanno sollevato anche una questione di competenza territoriale. Secondo la difesa, l’inchiesta non dovrebbe essere seguita dalla Procura di Roma, ma da quella di Avellino e, per attrazione distrettuale, dalla Procura di Napoli. Il ragionamento dei legali parte dalla circostanza secondo cui il trasporto dell’esplosivo utilizzato nell’attentato contro l’abitazione di Ranucci a Torvaianica sarebbe iniziato da Sperone, in provincia di Avellino.
Per la difesa, trattandosi anche dell’ipotesi di un reato permanente come il porto illegale di armi, la competenza territoriale dovrebbe essere individuata nel luogo in cui la condotta sarebbe iniziata. Ora la parola passa al Tribunale del Riesame. I giudici dovranno pronunciarsi sulla posizione di Lavitola e decidere se confermare la custodia in carcere o accogliere la richiesta di trasferimento ai domiciliari, oltre a valutare le eccezioni procedurali sollevate dalla difesa.
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