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Trieste, uccide il figlio con una coltellata alla gola, gli allarmi del padre: “È pericolosa”

Solo qualche anno fa, infatti, sembra che il piccolo avesse mostrato sul suo corpicino i segni delle violenze inferte dalla madre. Il Corriere della Sera parla addirittura di un livido sul collo

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Ucciso da chi gli ha dato la vita, da chi avrebbe dovuto proteggerlo e garantirgli una vita serena e senza pericoli. Il piccolo Paolo è morto a 9 anni dopo essere stato colpito con un fendente alla gola dalla sua stessa mamma. Abbandonato a terra, in una pozza di sangue, il piccolo è stato raggiunto dai Vigili del Fuoco di Trieste solo diverse ore dopo la sua morte, quando le autorità sono riuscite ad eccedere al mini appartamento di Muggia in cui viveva sua madre e dove il piccolo è stato colpito a morte.

Una storia agghiacciante che, per ora, non ha cause certe. Da quanto riferito finora, la madre del piccolo era affetta da disturbi mentali, non ancora resi pubblici, e in passato era stata seguita dal centro di salute mentale. Dalla nascita di Paolo, poi, lei e il compagno erano seguiti dagli assistenti sociali. A seguito della loro separazione, descritta come burrascosa da chi li conosceva, il piccolo era stato affidato esclusivamente al padre, in quanto la 55enne era stata ritenuta non idonea.

Solo qualche anno fa, infatti, sembra che il piccolo avesse mostrato sul suo corpicino i segni delle violenze inferte dalla madre. Il Corriere della Sera parla addirittura di un livido sul collo. Il padre, in passato, avrebbe chiesto che il piccolo non le venisse affidato perché la considerava “pericolosa“. La donna, però, aveva il diritto di vedere suo figlio diverse volte a settimana. Prima, fino a poco tempo fa, sotto l’occhio attento dei servizi sociali, poi anche da sola.

Trieste, cosa sappiamo della famiglia del piccolo

Da poche settimane, madre e figlio potevano passare del tempo insieme, senza il controllo di altri adulti. Durante quegli incontri, però, sembra che Paolo non fosse particolarmente a suo agio, come riporta Repubblica, e sembra che la madre soffrisse questa situazione. Nel tardo pomeriggio di mercoledì, poi, la donna ha deciso di imbracciare un coltello da cucina e sferrarlo contro il suo stesso bambino.

A lanciare l’allarme è stato il papà, preoccupato perché alle 21 i due non si erano presentati nella sua abitazione come previsto. Il parroco di Muggia, sentito da Il Corriere, racconta che la 55enne molto spesso tardava a riportare il figlio dal papà. Stavolta, però, l’uomo avrebbe avuto una sorta di presentimento e avrebbe avvertito le forze dell’ordine.

Intorno alle 22, poi, l’amara scoperta. Sono stati i vigili del fuoco a trovare il corpicino del piccolo. Il papa, avvertito della notizia, ha avuto un malore ed è stato necessario l’intervento dei medici per soccorrerlo. La madre è stata trovata poco distante dal corpo del figlio con ferite sulle braccia. Forse, un tentativo di togliersi la vita o di far pensare che volesse farlo.

Ora, c’è da capire per quale motivo la donna non fosse più in cura presso il Dipartimento di Salute mentale. Il parroco ha sostenuto che più volte la 55enne sarebbe venuta da lui a chiedere un lavoro, sostenendo di non aver alcun tipo di problema e che per questo non era necessario rivolgersi agli esperti. Intanto, la comunità di Muggia resta attonita e, nel silenzio più rispettoso che esiste, si attiene al lutto cittadino e si interroga sul come una tragedia simile sia possibile.

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