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Tragedia Maldive, equipaggiamento inadeguato e problemi alle bombole: i dubbi dietro la tragedia

Tra attrezzature inadatte, assenza di un piano di immersione e dubbi ancora irrisolti, gli investigatori cercano di capire cosa sia accaduto ai cinque sub italiani morti nelle profondità di una grotta alle Maldive

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Proseguono le indagini sulla tragedia avvenuta nelle acque delle Maldive, dove cinque subacquei italiani hanno perso la vita durante un’immersione in una grotta sottomarina oltre i 60 metri di profondità.Dopo il recupero dei corpi da parte degli specialisti finlandesi di Dan Europe,emergono ora numerosi interrogativisulle modalità della spedizione e sull’attrezzatura utilizzata.

Secondo quanto trapela dalle prime verifiche, gli italianiavrebbero affrontato una immersione estremamente complessa con equipaggiamenti normalmente destinati ad attività ricreative entro i 30 metri. Un dettaglio che, per molti esperti del settore, appare incompatibile con una discesa in ambiente cavernoso e a profondità elevate.

L’ipotesi dell’errore sulle bombole e l’equipaggiamento inadeguato

Tra gli elementi che alimentano i dubbi vi sono le bombole utilizzate. Il capobarca e guida del gruppo, Gianluca Benedetti, sarebbe stato ritrovato con una classica bombola ad aria ormai vuota.Gli investigatori stanno cercando di capire se i sub disponessero di sistemi aggiuntivi o di miscele tecniche adeguate, come il trimix, composto da elio, azoto e ossigeno, generalmente impiegato nelle immersioni profonde per ridurre il rischio di narcosi da azoto.

Anche il resto dell’equipaggiamento solleva perplessità. Monica Montefalcone, una delle vittime, sarebbe stata trovata con una muta corta, soluzione ritenuta insolita per una spedizione in grotta a quelle profondità, dove buio, correnti e temperature più basse richiedono normalmente protezioni più avanzate.Gli esperti parlano di una dotazione base, più compatibile con un’immersione turistica che con una vera esplorazione tecnica.

A rendere ancora più inquietante la vicenda è la questione delle sagole di orientamento.La grotta, riferiscono i soccorritori, non risultava sagolata correttamente:all’interno sarebbero stati presenti soltanto vecchi tratti di corda, insufficienti per garantire un percorso sicuro. In immersioni di questo tipo, il filo guida rappresenta un elemento fondamentale per evitare di perdere l’orientamento nell’oscurità.

La ricostruzione dell’immersione grazie a telecamere e autopsia

Gli investigatori stanno cercando diricostruire anche la pianificazione dell’immersione.Al momento non sarebbe stato trovato alcun piano scritto né risulterebbero comunicazioni dettagliate condivise con il comandante della barca d’appoggio, laDuke of York. Resta inoltre da chiarire se sia stata effettuata una ricognizione preliminare della grotta prima della discesa. In questa fase saranno molto utili le GoPro che i sub avevano con loro.

Le ipotesi sulle cause della tragedia restano, per ora, tutte al vaglio: perdita dell’orientamento, correnti improvvise, esaurimento dell’aria o narcosi da azoto potrebbero aver contribuito al dramma. Un elemento colpisce particolarmente gli esperti:quattro dei cinque sub sono stati trovati all’interno di un anfratto oltre la prima grande camera della grotta,segno che il gruppo potrebbe essersi spinto molto più in profondità del previsto.

Le procure italiane e le autorità maldiviane dovranno ora accertare se vi siano state sottovalutazioni dei rischi, errori di pianificazione o violazioni dei protocolli di sicurezza.La procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e decisivi saranno i risultati delle autopsie,che verranno eseguite non appena le salme rientreranno in Italia. Nel frattempo, la tragedia apre il dibattito sul turismo subacqueo estremo e sui controlli nelle immersioni tecniche organizzate nei paradisi tropicali.

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