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Torre Milano, tutti assolti nel primo processo sull’urbanistica: “Seguite le regole e in buona fede”

Il Tribunale di Milano assolve gli otto imputati coinvolti nel caso del grattacielo di via Stresa. Respinte le richieste di condanna avanzate dalla Procura e la proposta di confisca dell’edificio

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La prima sentenza arrivata nell’ambito delle numerose inchieste sulla gestione urbanistica di Milano si conclude con un’assoluzione generale. Infatti, il tribunale di Milano ha assolto tutti gli otto imputati coinvolti nel procedimento relativo alla realizzazione della Torre Milano, il grattacielo di oltre 87 metri costruito in via Stresa. La giudice della settima sezione penale, Paola Braggion, ha affermato che “il fatto non costituisce reato”, accogliendo di fatto la linea difensiva degli imputati.

La Procura, rappresentata dal pubblico ministero Marina Petruzzella, aveva chiesto otto condanne per abuso edilizio e lottizzazione abusiva, oltre alla confisca dell’edificio. Alla lettura del dispositivo, nell’aula del tribunale si è levato un applauso da parte di alcuni degli imputati presenti. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni, ma il Tribunale ha già diffuso una nota per chiarire le ragioni alla base della decisione.

Le contestazioni sulla Torre Milano

Al centro del procedimento vi era la modalità con cui era stato autorizzato l’intervento edilizio. Secondo l’accusa, la Torre Milano sarebbe stata realizzata attraverso una Scia accompagnata da un Atto d’Obbligo, ovvero con titolo illegittimo, anziché tramite il necessario permesso di costruire previsto per una nuova edificazione di tali dimensioni. Inoltre, secondo laProcura, sarebbe mancato anche il preventivo piano attuativo richiesto dalla normativa urbanistica.

Tra gli imputati figuravano sia i costruttori e il professionista che aveva asseverato il progetto, sia alcuni funzionari del Comune di Milano. A questi ultimi veniva contestato di aver contribuito, a titolo doloso o colposo, al rilascio di un titolo edilizio ritenuto illegittimo e alla predisposizione di atti amministrativi che avrebbero consentito la realizzazione di Torre Milano in contrasto con la normativa nazionale.

La nota del tribunale:“Mancava l’elemento soggettivo del reato”

Nella nota diffusa dal presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, viene evidenziato come per tutti gli imputati fosse assente l’elemento soggettivo del reato, sia sotto il profilo del dolo che della colpa. Secondo i giudici, negli ultimi anni la giurisprudenza amministrativa, penale e persino la Corte Costituzionale hanno fornito interpretazioni differenti riguardo al concetto di “ristrutturazione edilizia”, creando un quadro normativo non univoco.

Inoltre, il tribunale sottolinea che la prassi consolidata del Comune di Milano, applicata per anni sulla base della normativa regionale, del Piano di Governo del Territorio e del Regolamento edilizio, consentiva interventi come quello della Torre Milano attraverso il titolo edilizio effettivamente rilasciato. Una prassi che era stata avallata dall’Avvocatura comunale e confermata fino al 2023. Anche il tecnico asseveratore del progetto è stato assolto dall’accusa di falsa attestazione, poiché avrebbe agito sulla base di interpretazioni ritenute corrette all’epoca dei fatti

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