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Torre Milano, pm chiede 8 condanne e la confisca del grattacielo di via Stresa

Pene fino a 2 anni e 4 mesi e quasi 330mila euro di ammende. L’accusa della procura: “Abnorme abuso edilizio”

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La Procura di Milano ha chiesto otto condanne nelprocesso sulla Torre Milano di via Stresa, uno dei filoni delle maxi indagini sulla gestione urbanistica del capoluogo lombardo. Al termine della requisitoria, la pm Marina Petruzzella ha sollecitato pene di arresto per i reati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva, oltre alla confisca dell’area e dell’immobile, che potrebbe scattare in caso di sentenze definitive di condanna.

La richiesta più alta, 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda, riguarda, tra gli altri, Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione Paesaggio. Stessa pena è stata chiesta per gli imprenditori Stefano e Carlo Rusconi, per Franco Zinna, ex dirigente della Direzione Urbanistica e per l’architetto e progettista Gianni Maria Beretta. Per altri tre ex funzionari comunali, Francesco Mario Carrillo, Maria Chiara Femminis e Pietro Ghelfi, le richieste vanno da uno a due anni di arresto, con ammende complessive che sfiorano i 330mila euro.

La “Scia con atto d’obbligo” al centro dell’accusa nel caso della Torre Milano

Secondo la ricostruzione dellaProcura, per realizzare la torre di Milano di 80 metri e 24 piani sarebbe stata utilizzata una “Scia con atto d’obbligo”, cioè una procedura basata su autocertificazione, al posto di un piano attuativo con convenzione urbanistica. Una scelta che, per l’accusa, avrebbe consentito di arginare la valutazione complessiva dei servizi e degli standard urbanistici da garantire nell’area.

In questo modo, una nuova costruzione sarebbe stata qualificata come ristrutturazione edilizia, aggirando le regole previste per edifici di tale impatto. La pm ha richiamato anche la giurisprudenza amministrativa, compresa quella recente del Tar Lombardia, sottolineando come in casi analoghi si tratti di nuove costruzioni soggette a diversa disciplina. Invece, è stata prescritta l’accusa di falso contestata al progettista.

“Strafottenza per un enorme abuso edilizio”

Nel corso della requisitoria, la pm ha parlato di un’“abnorme iniziativa immobiliare” realizzata con “strafottenza” e nella convinzione che nessuna autorità giudiziaria avrebbe effettuato controlli. Dirigenti, funzionari, imprenditori e progettista, secondo l’accusa, avrebbero agito “in accordo e sintonia”, anteponendo interessi privati a quelli pubblici.

Sotto accusa anche una determina dirigenziale del 2018, firmata dagli allora dirigenti di Palazzo Marino, che avrebbe introdotto la procedura contestata, consentendo di “adulterare tutta la procedura” amministrativa. Inoltre, la Procura di Milano ha evidenziato presunte pressioni esercitate sui funzionari e sulla Commissione Paesaggio per portare avanti il progetto.

Il risarcimento chiesto da una residente e l’eventuale confisca della Torre

Inoltre, nel procedimento di Milano si è costituita parte civile una residente della zona, che chiede un risarcimento di 135mila euro per danni patrimoniali e non patrimoniali, sostenendo che il grattacielo alto 80 metri abbia inciso su luce e vista del quartiere

In caso di confisca definitiva, l’immobile passerebbe al Comune e si dovrebbe almeno in teoria abbattere. Si tratta di un’ipotesi che apre, però, interrogativi sulla sorte dei 102 appartamenti e dei circa 160 residenti che vi abitano da anni, molti dei quali hanno acquistato in buona fede sulla base di un titolo edilizio rilasciato dall’amministrazione. Il processo, quindi, proseguirà con una prossima udienza fissata per il 29 aprile.

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