A Roma in Largo Corrado Ricci, prospicente Via dei Fori Imperiali, lo scorso 3 Novembre due cedimenti, a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro, hanno causato il crollo di parti della Torre dei Conti. Lo storico monumento medievale, che custodisce e richiama storia, leggende e identità cittadina, ha pagato il conto ad anni di incuria e al problema tutto italico dell’eccessivo frazionamento degli enti controllori. Roma e il mondo culturale dopo averne conosciuto la storia – Torre come prigione e museo, come fienile e dimora nobiliare – ora registrano l’onta di un crollo che mai sarebbe dovuto accadere.
Undici gli operai presenti sul posto, quattro coloro rimasti inizialmente bloccati nella parte superiore della Torre, soccorsi e tratti in salvo in tempi brevi. Nessuna speranza invece per il signor Octay Stroici, 66enne romeno rimasto bloccato per 11 ore sotto le macerie e deceduto nonostante le prime cure eseguite in seguito all’estrazione. L’impresa per la quale lavorava l’uomo era EdilErica. La moglie del lavoratore ha atteso sul posto con le mani giunte il termine delle operazioni di recupero dell’uomo, fino alla scoperta del tragico esito. Lo scorso 5 Novembre la città ha partecipato al lutto cittadino, stringendosi al dolore della famiglia della vittima.
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In fumo il finanziamento europeo
Al fine di stabilire negligenze dal punto di vista operativo ed eventuali strategie di salvataggio della struttura, è attualmente in esecuzione il sopralluogo richiesto dal tavolo interistituzionale al quale hanno partecipato, tra gli altri, la Soprintendenza al Parco Archeologico del Colosseo e la Sovrintendenza capitolina. Due anni di allarmi e segnalazioni sul rischio dissesti hanno dovuto fare i conti con la ristrettezza dei tempi: in una dichiarazione alla Repubblica l’architetto Federico Gigli ha sostenuto, già a febbraio 2025, che “stiamo correndo come treni per cercare di chiudere tutto entro giugno 2026, il termine dei finanziamenti del Pnrr”.
La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per ipotesi di lesioni colpose, cui è stato successivamente aggiunto il reato di disastro colposo. La Torre era chiusa dal 2007 e per il suo recupero è stato stanziato uno finanziamento consistente, per un ammontare di quasi 7 milioni di euro. Tecnicamente le indagini avevano confermato le condizioni di sicurezza necessarie per procedere agli interventi sui solai. In merito a ciò, in una nota la Sovrintendenza capitolina ha affermato che “prima dell’avvio delle opere sono state effettuate indagini strutturali, prove di carico e carotaggi per verificare l’idoneità statica della struttura, che avevano attestato le condizioni di sicurezza necessarie per procedere agli interventi sui solai”.
Torre dei Conti, la mancata messa in sicurezza della struttura
“La struttura dovrà essere messa in sicurezza prima dell’inizio dei lavori tramite un ponteggio a tubi e giunti installato su tutte le facciate”, questa la prescrizione presente nella relazione dell’architetta Chiara Rullo consegnata l’8 agosto 2023 all’autorità di gestione dei lavori. Eppure, chiunque può verificare che il ponteggio non è stato effettivamente eseguito.
Oltre al restauro e al consolidamento della Torre, l’operazione prevedeva anche lo sfruttamento del suo ipogeo (sottosuolo), una terrazza per la ristorazione e l’integrazione della Torre nel percorso dei Fori, di cui sarebbe stata una sorta di fulcro informativo. Per il sindaco Gualtieri la struttura sarebbe divenuta un centro culturale con aule studio per i giovani e terrazza panoramica.

Gli atti relativi ai lavori sono in via di acquisizione e se ne stanno occupando i procuratori aggiunti Antonino di Maio e Giovanni Conzo con i pm Mario Dovinola e Fabio Santoni. I magistrati stanno procedendo con l’accusa di disastro colposo e omicidio a danno di ignoti. In particolare, sono in acquisizione i documenti relativi alla gara, al fine di verificare i requisiti delle aziende appaltatrici e la correttezza delle procedure adottate.
Torre dei Conti: Zakharova attacca l’Italia, le reazioni della politica
Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, non è nuova ad attacchi contro l’Italia. Chi non ricorda l’attacco indirizzato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso febbraio: la lesa maestà era riferita all’analogia tra la federazione russa e la Germania nazista. Zakharova anche stavolta sembra aver colto l’occasione per attaccare l’Italia del sostegno fornito all’Ucraina nonostante il proprio Paese stia cadendo a pezzi: “Finchè il governo continua a spendere i soldi dei cittadini per l’Ucraina, crollerà tutto, dalle torri all’economia”.
Zakharova ha anche sottolineato che “a maggio di quest’anno, il Ministero degli esteri italiano ha riferito che il sostegno italiano all’Ucraina, inclusi gli aiuti militari e i contributi versati attraverso i meccanismi dell’Ue, ammonta a circa 2,5 miliardi di euro, di cui circa un miliardo di euro destinati ai rifugiati ucraini”.

Questo ha innescato reazioni di sdegno da parte di Antonio Tajani, portando la Farnesina a convocare l’ambasciatore russo Alexey Paramonov e sostenendo che sulle disgrazie non si dovrebbe speculare. Anche il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha condannato le parole di Zakharova, ritenendola una “microscopica parte, né rilevante né sofisticata come lo sono altre, della capacità di disinformazione russa”.
Una contraddizione di pensiero relativa al crollo giunge dal capo della Lega Matteo Salvini, il quale in un primo momento sostenne che sarebbe stato opportuno portare rispetto in un momento di fragilità, ma ha minimizzato successivamente dichiarando “che non possiamo mandare per 50 anni soldi all’Ucraina”. E le opposizioni? Angelo Bonelli, deputato di Alleanza verdi e sinistra e co-portavoce di Europa verde, ha commentato Zakharova come squallida e indegna, così anche PD e Azione. Colpisce il silenzio del Movimento 5 Stelle, il quale non si è espresso al riguardo dell’accaduto.
La Premier Giorgia Meloni ha invece espresso durante i soccorsi estrema vicinanza all’operaio che stava lottando per la propria vita, ringraziando gli operatori delle Forze dell’Ordine, i vigili del Fuoco ed i soccorritori che sono intervenuti con la solita prontezza. C’è la convinzione, sia da parte della Premier Meloni che di Tajani, che Mosca voglia approfittare del disagio provato dalla popolazione italiana e del malumore di quest’ultima, anche al costo di speculare su un momento di dolore.
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