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Torino, torna in libertà l’imam Shahin: “Non rappresenta timore per la sicurezza”

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Mohamed Shahin è tornato libero e in giornata rientrerà a Torino, la città di cui è imam e dove vive ormai da oltre vent’anni. E’ quanto è stato deciso dalla Corte d’Appello di Torino accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati della difesa e ha disposto che si interrompa con effetto immediato il trattenimento amministrativo al Centro di rimpatrio di Caltanissetta, in Sicilia.

Cpr, dove l’imam del moschea del quartiere San Salvario si trova dallo scorso 24 novembre, dopo che gli è stato notificato un decreto di espulsione per motivi di ordine e sicurezza pubblica, firmato dal ministero dell’Interno conseguente ad alcune frasi pronunciate in piazza dall’imam in merito all’attacco del 7 ottobre e sull’azione di Hamas.

Insomma, alla radice della decisione della Corte, sezione protezione internazionale, ci sarebbe il richiamo diretto alla direttiva europea che, in sostanza, stabilisce come il trattenimento dei richiedenti protezione internazionale debba rappresentare un’eccezione e non una regola, “in base ai principi di necessità e proporzionalità per quanto riguarda sia le modalità, che le finalità di tale trattenimento“.

I giudici avrebbe rilevato che “sono emerse nuove informazioni tali da mettere in discussione la legittimità del trattenimento” e che “il procedimento relativo alle frasi proferite alla manifestazione del 9 ottobre 2025 è stato immediatamente archiviato da parte della stessa Procura atteso che le dichiarazioni del trattenuto sono ‘espressione di pensiero che non integra gli estremi del reato‘”.

Frasi, insomma, che sono state giudicate espressioni del diritto di opinione, tutelato dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. “Altro aspetto è la condivisibilità o meno di tali affermazioni e/o la loro censurabilità etica e morale, ma tale giudizio non compete in alcun modo a questa Corte e non può incidere di per sé solo sul giudizio di pericolosità in uno Stato di diritto, risultando quindi del tutto inconferente ai fini che interessano in questa sede, contrariamente rispetto a quanto sostenuto dalla Questura”, si legge nell’ordinanza della Corte d’appello.

E tra le circostanze emerse in grado di mettere in discussione la legittimità della misura, ci sarebbe il venir meno dei presupposti di pericolosità, che aveva giustificato la convalida del trattenimento dell’imam. Immediate le reazioni della politica bipartisan. Da Avs si attacca il centrodestra per voce di Marco Grimaldi: “Il Decreto su Shahin era costruito sul nulla. Piantedosi ha mentito al Paese, usa la sicurezza per fini politici“. Mentre, il vicepremier leghista, Matteo Salvini, invoca una “ennesima invasione di campo di toghe ideologizzate e politicizzate che si vorrebbero sostituire alla politica”.

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