Dopo tre giorni di occupazione abusiva, Palazzo Nuovo, sede degli studi umanistici dell’Università di Torino, torna ad aprire le sue porte. Ma lo fa in un clima carico di amarezza, indignazione e interrogativi che vanno ben oltre i muri imbrattati e i corridoi da ripulire. Quella che avrebbe dovuto essere una normale ripresa delle attività accademiche, lunedì 2 febbraio, si è trasformata nel simbolo di una ferita profonda ad uno dei luoghi più rappresentativi della vita universitaria torinese.
L’occupazione, avvenuta nei giorni precedenti al corteo di sabato 31 gennaio a sostegno del centro sociale Askatasuna, ha lasciato dietro di sé un bilancio pesante. Secondo le prime stime, i danni ammontano a circa 40 mila euro, pareti deturpate da scritte violente, bagni resi inutilizzabili, impianti di videosorveglianza manomessi e un intervento straordinario di pulizia e igienizzazione necessario per rendere di nuovo agibili gli spazi. Costi che ricadranno sull’ateneo e, indirettamente, sull’intera comunità universitaria.
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A colpire non è soltanto l’entità dei danni materiali, ma soprattutto il contenuto dei messaggi comparsi sui muri dell’edificio. Frasi che inneggiano alla morte delle forze dell’ordine e che celebrano la violenza come strumento politico hanno suscitato sgomento tra studenti, docenti e personale amministrativo.
Per molti, non si tratta di semplici atti vandalici, ma di un’evoluzione preoccupante nel linguaggio e nei metodi di protesta. Sul caso è intervenuta duramente anche la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha definito quelle scritte un vero e proprio manifesto politico basato sull’odio, sull’eversione e sul rifiuto delle istituzioni democratiche.
Le parole della ministra dell’Università e della Ricerca
In un messaggio pubblicato sui social, la ministra ha annunciato l’intenzione del ministero di presentare una denuncia, in pieno sostegno all’Università di Torino, per individuare e perseguire i responsabili. Ha ribadito che l’università deve essere un luogo di libertà, confronto e rispetto, non uno spazio in cui la violenza viene legittimata.
Intanto, a Palazzo Nuovo si prova a tornare alla normalità. Le lezioni riprendono, i corridoi tornano a riempirsi di studenti, ma il clima resta teso. L’episodio riapre un dibattito sul confine tra protesta e illegalità, sul ruolo degli spazi universitari e sulla capacità delle istituzioni di garantire sicurezza senza comprimere il diritto al dissenso. Una discussione che, dopo quanto accaduto, appare più urgente che mai.
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