La manifestazione nazionale contro lo sgombero di Askatasuna, a Torino, aveva tutte le carte in regola per svolgersi pacificamente e attraversare la città senza strappi. Per molte ore, in effetti, è andata così ma poi qualcosa si è spezzato. Oggi in strada c’erano circa 15mila persone ed erano divise in tre gruppi: uno partito da Porta Susa, uno da Porta Nuova e uno da Palazzo Nuovo, la sede delle facoltà umanistiche occupata negli scorsi giorni. Intorno alle ore 14, i cortei hanno preso il via seguendo percorsi distinti ma coordinati.
L’obiettivo era chiaro: convergere nei pressi di piazza Vittorio Veneto, unirsi in un unico flusso e proseguire fino a corso Novara. Tutto sembrava andare per il verso giusto, per ore la manifestazione ha mantenuto un equilibrio delicato ma stabile tra striscioni, slogan e passi che risuonavano sull’asfalto. Intorno una città attraversata, non sfidata. La svolta è arrivata intorno alle 17, quando due gruppi si sono separati dal corteo principale deviando il percorso prestabilito. Una scelta improvvisa che ha cambiato il volto della giornata.
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Gli anarchici in corso Regina Margherita e verso il campus Einaudi
Un primo gruppo composto da autonomi e anarchici si è diretto verso corso Regina Margherita, l’ex sede di Askatasuna, a volto coperto. La polizia ha tentato di contenere l’avanzata utilizzando un idrante, nel tentativo di far arretrare i manifestanti. La risposta è stata immediata: bombe carta, fumogeni e artifizi pirotecnici. Le forze dell’ordine hanno reagito con il lancio di lacrimogeni. In pochi minuti la situazione è degenerata. Cassonetti dati alle fiamme, un blindato della polizia avvolto dal fuoco, un tratto di città trasformato in un fronte improvvisato.

Un secondo gruppo ha puntato invece verso il campus universitario Einaudi. Spintoni, sedie e oggetti lanciati, fuochi d’artificio contro le forze dell’ordine. La polizia ha risposto con lacrimogeni e una carica di alleggerimento, una manovra rapida per disperdere i manifestanti e creare distanza. Un contenimento temporaneo: la tensione, lì come altrove, si è solo abbassata per pochi istanti.
Il bilancio di una giornata spezzata
Il bilancio parla di 6 feriti, senza che al momento sia chiaro se si tratti di manifestanti o di appartenenti alle forze dell’ordine. I giornalisti di una troupe Rai sono stati aggrediti tra spintoni e minacce mentre documentavano gli scontri.
Eppure, dentro questa cronaca aspra, resta un dato che pesa: solo poche centinaia di persone si sono aggregate ai gruppi più radicali. La stragrande maggioranza dei manifestanti ha seguito il percorso stabilito, disperdendosi al termine del corteo senza incidenti, rientrando a casa in silenzio. Una manifestazione pensata per unire si è conclusa divisa.
Perchè Askatasuna, perchè oggi
Askatasuna non è stato soltanto un centro sociale: per una parte della città è stato un luogo di aggregazione politica e culturale; per le istituzioni, invece, un’occupazione abusiva diventata negli anni simbolo di un conflitto mai davvero risolto tra legalità e autonomia.
Dopo una lunga vicenda giudiziaria, culminata nelle scorse settimane con lo sgombero della sede storica di corso Regina Margherita 47, la tensione è salita. Probabilmente l’occupazione temporanea di Palazzo Nuovo nei giorni precedenti, aveva già segnalato che la protesta stava entrando in una fase nuova, più ampia e più fragile.
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