Continuano a destare preoccupazione gli episodi di terrorismo che continuano a manifestarsi in tutto il mondo. Un costante tentativo di prendere a tutti i costi le parti di una fazione, rispetto all’altra parte e dunque giustificarne le violente azioni, dimenticando il dolore e la sofferenza che entrambi questi popoli vivono da secoli. In Italia, così come nel resto d’Europa, sono apparse stelle di David sui muri e in alcuni casi sono anche state paragonate alle svastiche, mentre l’odio sui social si è riversato più potente che mai.
All’interno di questa situazione è cresciuto anche il numero di estremisti islamici che online hanno dimostrato la loro vicinanza ad Hamas ed alle orribili azioni compiute da tale organizzazione. Ieri i carabinieri di Brescia hanno proceduto all’arresto di due giovani di 20 e 22 anni, di origine pachistana ma cresciuti in Italia, con l’accusa di apologia con finalità di terrorismo, proprio per i contenuti che i due condividevano sui social.
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Terrorismo: i due giovani erano ben integrati in Italia
I due terroristi, ora in manette, erano amici d’infanzia, risiedevano nella stessa via a Brescia, facevano entrambi gli operai anche se non nelle stesse aziende. Le loro famiglia erano ben integrate nello scenario bresciano, non avevano mai dato inizio a problemi ed erano ben voluti dalla comunità. Erano stati cresciuti secondo i dettami del Corano, ma nessuna delle due famiglie era un’assidua frequentatrice della Moschea, eppure i due giovani sono diventati due fondamentalisti.
Uno scenario agghiacciante che ha lasciato sconvolti tutti. Non erano ragazzi estremamente socievoli, preferivano stare al computer dopo il lavoro, eppure non avevano mai fatto male nessuno. Quello che sono riusciti a nascondere a tutti era proprio la loro seconda vita che si svolgeva sui social, dove improvvisamente diventavano due fanatici del Corano, razzisti, omofobi e con una certa idolatria nei confronti del nazismo e dei terroristi di estrema destra italiani.
In una nota la Polizia di Stato ha dichiarato: “I contenuti postati coniugavano la matrice religiosa con un profondo sentimento antisemita e omofobo, tanto da pubblicare messaggi d’odio contro il mondo occidentale, gli ebrei e le comunità Lgbt, oltre a immagini caricaturali che esaltavano la figura di Hitler e delle SS”.
Non erano escluse dai loro sproloqui social neanche le donne, definite “schiave dell’uomo da tenere in casa solo come intrattenimento“. Non è servito molto ai carabinieri e all’intelligence per poter procedere all’arresto, grazie ad un blitz operato nella tarda serata di lunedì 4 dicembre per fermare i due giovani accusati di terrorismo.
Terrorismo: le indagini e i post pro-Hamas
Due vite diametralmente opposte che però già da un anno erano state poste sotto controllo dall’intelligence italiana, che ieri, secondo le disposizioni della pm Erica Battaglia, ha proceduto all’arresto. Un anno in cui due giovani hanno dimostrato il loro intento social, ovvero quello di trovare proseliti attraverso la condivisione di contenuti jihadisti riconducibili alle organizzazioni terroristiche Jihad Islamica Palestinese, Stato Islamico e Al-Qaeda.
Dal 7 ottobre scorso la situazione era peggiorata drasticamente, con post che inneggiavano Hamas e che mostravano comprensione e soprattutto esaltazioni delle stragi commesse contro il popolo ebraico. “Presto, se Allah vuole, non ci saranno più ebrei nemmeno in Palestina“, così scriveva sui social uno dei due imputati, inneggiando al terrorismo e ad un genocidio del popolo ebraico. I contenuti riguardavano anche ideologie omofobe e anti-occidentali, in cui si criticavano i governi ritenuti troppo poco severi nell’applicazione del Corano, come nel caso dei governi pachistani e talebani; scrivevano: “Ci vorrebbe una guerra globale, anche nucleare. Non mi importa nulla di me stesso, sono pronto a sacrificare tutto pur di distruggere questa società“.

Il ministro Piantedosi conferma le sue parole, riguardanti l’attacco terroristico di qualche giorno fa a Parigi e sollecita le autorità italiane a fare attenzione: “L’attenzione che abbiamo messo in campo c’è e ci deve essere. Siamo di fronte ad una minaccia molto insidiosa, quella del terrorismo, perché non sempre compiutamente intercettabile. Noi confidiamo sul nostro sistema tradizionale di prevenzione però l’attenzione deve rimanere alta“.
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