Sono passati sette anni dal 24 agosto 2016 quando la terra di Amatrice iniziò a tremare. Dalle 3:36 di quel giorno, Amatrice, Arquata e Accumoli non saranno mai più come prima.
Terremoto Amatrice: cosa è successo sette anni fa
Sette anni fa un terremoto di magnitudo di 6.0 ha causato la morte di 303 persone tra Amatrice, Arquata e Accumoli mentre gli sfollati erano circa 41mila. La scossa del 24 agosto distrusse completamente i tre comuni con le relative frazioni, in particolare Pescara Del Tronto, frazione di Arquata, che fu rasa al suolo. Diversi furono crolli e lesioni anche in molti comuni circostanti, compresi sempre tra le province di Rieti e Ascoli Piceno.
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Il panico e la paura di quella notte: tutta l’Italia era sotto shock. Tra i danni si contavano anche quelli al patrimonio culturale della zona. Ad Amatrice la via principale del corso umbertino è diventata il simbolo della devastazione della scossa del 24 agosto. Di fatto, l’unica a rimanere in piedi è stata la torre civica con la campane, insieme alla chiesa di Sant’Agostino.
Terremoto Amatrice: le scosse
La prima forte scossa del terremoto è stata quella di magnitudo di 6.0 con epicentro lungo la Valle del Tronto, tra i comuni di Accumoli (RI) e Arquata del Tronto (AP). L’estensione territoriale delle faglie attivate in quella notte, è stata particolarmente funesta, coinvolgendo un’area di circa 8000 km quadrati e circa 600.000 persone.
Due scosse simili si sono verificate poi il 26 ottobre 2016, con epicentri al confine umbro-marchigiano, tra i comuni della provincia di Macerata di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera. Un’altra il 30 ottobre 2016 di magnitudo momento 6.5, con epicentro tra i comuni di Norcia e Preci, in provincia di Perugia.
Terremoto Amatrice: i soccorsi e la croce della ricostruzione
Immediati sono stati i soccorsi da parte della Protezione Civile e i volontari provenienti da tutta Italia. Il giorno seguente il numero totale di soccorritori messi in campo ammontava a 5400 unità. Per quanto riguarda la ricostruzione, invece, non è stata così immediata: il governo ha scelto di allontanarsi da una gestione centralizzata e di fare ricorso alle ordinarie procedure amministrative, decentrando le decisioni nei territori.
I sindaci dei comuni colpiti dal terremoto hanno denunciato la presenza di un’eccessiva burocrazia che ha rallentato la ricostruzione. A dieci mesi dalla prima scossa, infatti, erano state consegnate solo 400 “casette” (S.A.E., soluzioni abitative d’emergenza) sulle 3 800 richieste, mentre più del 90% delle macerie attendeva ancora di essere rimosso. Secondo i dati della Protezione Civile all’inizio del 2018 erano state consegnate solo 1871 abitazioni.
Terremoto Amatrice: la situazione oggi
Le misure per la ricostruzione sono state finora irrisorie. Nel mese di luglio sono stati erogati da Cassa Depositi e Prestiti alle imprese per oltre 131 milioni di euro. Una cifra mai vista prima e che rappresenta il valore più alto dall’avvio delle operazioni nell’agosto 2017. Inoltre, nei primi sei mesi dell’anno si è registrata una crescita del 22%, rispetto allo stesso periodo del 2022 con 611 milioni stanziati.
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