Una tempesta solare particolarmente intensa potrà verificarsi nel corso delle prossime ore: questa l’allerta lanciata dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), agenzia federale statunitense di meteorologia spaziale. I cieli potrebbero dunque tingersi di colori straordinari in seguito alle aurore boreali previste, senza escludere però possibili danni collaterali: la probabilità è che si verifichino temporanee interruzioni delle comunicazioni.
Ad aprire le danze sono state le due espulsioni di massa coronale (CME) emerse dal Sole il 7 e il 9 Novembre, le quali, secondo le previsioni, raggiungeranno la Terra entro oggi causando una tempesta geomagnetica minore (G1) e una tempesta moderata (G2). Questo secondo quanto riportato dallo Space Weather Prediction Center della NOAA.
Leggi Anche
In particolare, un CME è una nube di particelle cariche, un flusso di plasma e campi magnetici proiettato nello spazio dalla corona solare, ovvero lo strato più esterno dell’atmosfera del Sole. Ogni CME arriva a racchiudere miliardi di tonnellate di particelle cariche elettricamente, ciascuna delle quali viaggia a circa 20 mila km/s. Una tempesta solare di classe X5.1, tra le più elevate monitorate negli ultimi anni, sta colpendo la Terra generando tempeste geomagnetiche di livello G3-G4.
Le tempeste geomagnetiche sono il frutto dell’interazione tra il vento solare e la magnetosfera terrestre. Tra le più violente ricordiamo quella di Carrington del 1859, una tempesta solare eccezionale che ha provocato aurore visibili fino alle Hawaii e incendi nelle linee telegrafiche. Un evento simile si è verificato nel 1972, detonando presumibilmente mine magnetiche americane al largo del Vietnam.
Tempesta solare: come e quando riuscire a vederla
Due elementi saranno determinanti per la visibilità e l’intensità delle aurore: l’esatto momento in cui le particelle solari colpiranno l’atmosfera terrestre e la modalità con cui interagiranno con il campo magnetico del pianeta. In gran parte del Nord America, regioni insolitamente meridionali potrebbero godersi lo spettacolo luminoso qualora le previsioni fossero confermate, nello specifico l’Alabama e la California settentrionale.
Stando allo scorso anno, una delle tempeste geomagnetiche più potenti degli ultimi vent’anni ha illuminato i cieli di gran parte dell’emisfero settentrionale. Pochi mesi a seguire, una nuova eruzione solare ha regalato aurore strepitose in Germania, Regno Unito, Nuova Inghilterra e persino a New York City. Secondo Nasa e Noaa, l’attuale fase di attività solare durerà almeno fino alla fine del 2025, anche se il picco preciso sarà noto solo a posteriori.

Il fenomeno è legato alla fase di massimo solare, il punto più attivo del ciclo di 11 anni del Sole, durante il quale le eruzioni magnetiche diventano più frequenti; questo ha reso possibile l’osservazione negli ultimi mesi di aurore dai colori intensi anche in zone dove abitualmente non si manifestano. Le aurore polari, note come luci del nord e del sud, si formano quando le particelle cariche provenienti dal Sole interagiscono con le molecole dell’atmosfera terrestre. Durante i periodi di ampia attività solare, la spinta da parte delle luci mira verso sud più del solito, regalando spettacoli visibili anche a chi vive lontano dai poli.
I colori dell’aurora boreale e i danni collaterali
L’interazione tra le particelle del vento solare e gli atomi presenti nelle porzioni più esterne dell’atmosfera terrestre danno vita al fenomeno ottico dell’aurora boreale. Eccitate dal flusso di energia solare, queste particelle generano luce ed i caratteristici archi colorati, depositati lungo le linee del campo magnetico del pianeta.
I colori dell’aurora boreale variano in base all’altitudine e ai tipi di gas coinvolti: il verde proviene dall’ossigeno situato a circa 100 chilometri sopra il livello del mare, mentre il rosso è generato da quelli più sottili che si trovano oltre i 200 chilometri; le tonalità blu e viola, invece, derivano dall‘azoto. Durante le intense tempeste geomagnetiche, come quelle attuali, lo spettacolo luminoso può estendersi fino alle latitudini medie, offrendo un raro evento astronomico visibile anche nelle zone dell’Italia settentrionale.
Le tempeste solari non sono però solamente indice di bellezza mozzafiato. L’impatto tra le particelle cariche provenienti dal Sole ed il campo magnetico del pianeta, può generare correnti elettriche e provocare disturbi di intensità più o meno grave. Con eventi di categoria G3 o G4, è lecito aspettarsi anomalie temporanee nel funzionamento dei satelliti, fluttuazioni di tensione nelle reti elettriche, interferenze con il traffico aereo, nelle comunicazioni radio a lunga distanza e deviazioni dei segnali GPS.
© Riproduzione riservata


