Silvano, 56 anni, genovese, affetto dasclerosi multipla progressivada quasi trent’anni, aveva presentato la richiesta un anno fa. Dopo diffide e messe in mora, l’Asl ha infine fornito il farmaco e la strumentazione necessaria. L’assistenza medica, in assenza di personale disponibile all’interno dell’azienda sanitaria, è stata garantita dal suo medico di fiducia, l’anestesistaMario Riccio. Silvano è morto il 26 febbraio a seguito dell’auto-somministrazione del farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale.
È ildodicesimo caso in Italiadi persona che ha completato la procedura prevista dalla Corte costituzionale con la sentenza 242/2019 sul caso Marco Cappato/Fabiano Antoniani, e il nono seguito dall’Associazione Luca Coscioni.
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La malattia di Silvano
Le condizioni cliniche dell’uomo eranogravissime. A causa della malattia era diventatotetraplegico, con importanti difficoltà nella comunicazione e nella deglutizione. Dipendeva dall’assistenza continua per ogni attività quotidiana: alimentarsi, bere, assumere farmaci, muoversi. Era portatore di catetere vescicale permanente e sottoposto a manovre meccaniche per l’evacuazione. Sofferenze che, secondo quanto riferito, erano diventate per lui intollerabili.
Il 24 febbraio 2025 aveva presentato alla Asl la richiesta di verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito. A giugno era arrivato il parere positivo sulla sussistenza dei requisiti previsti dalla sentenza della Consulta, ma senza indicazioni operative sulla procedura. Si è reso necessario l’intervento dei legali coordinati dall’avvocataFilomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. Solo dopo formali diffide e ulteriori solleciti, lo scorso ottobre l’azienda sanitaria ha trasmesso la relazione completa delle modalità esecutive. A quel punto, a distanza di un anno dalla richiesta, Silvano ha scelto di procedere.
L’ultima dichiarazione di Silvano
In una dichiarazione resa prima di morire, aveva spiegato chela sua decisione rappresentava un atto di libertà e di rispetto verso sé stesso e la propria storia. Aveva auspicato che la sua vicenda potesse aiutare altre persone nella stessa condizione a non dover andare all’estero per esercitare il diritto all’autodeterminazione, chiedendo tempi certi nelle risposte delle istituzioni e un intervento legislativo del Parlamento.
Il suicidio assistito incontra ancora ostacoli
Secondo Gallo, il caso conferma che il diritto riconosciuto nel 2019 è vigente ma incontra ancoraostacoli applicativi, legati a inerzie amministrative e all’assenza di procedure uniformi sul territorio nazionale. La sentenza 242/2019, sottolinea l’associazione, costituisce un vincolo giuridico per lo Stato e per il Servizio sanitario:in presenza delle condizioni previste, la risposta dovrebbe essere tempestiva e completa.
Per Cappato, tesoriere dell’Associazione, si tratta del primo caso in Liguria e della dimostrazione cheil diritto al suicidio medicalmente assistito è già operativo. A suo giudizio, il problema non è solo il mancato intervento legislativo, ma anche il rischio di restringere la portata di quanto stabilito dalla Corte, limitando diritti già riconosciuti. L’associazione annuncia che continuerà a sostenere le persone interessate nelle sedi giudiziarie, qualora fossero introdotte norme ritenute restrittive.
Ad oggi,in Italia sono 19 le persone che hanno ottenuto il via libera per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Di queste,12hanno effettivamente portato a termine la procedura: nove seguite dall’Associazione Luca Coscioni e tre emerse attraverso notizie di stampa e accesso agli atti, tra Toscana ed Emilia-Romagna.Settepersone hanno scelto di non procedere o non hanno potuto farlo.
La vicenda di Silvano riporta al centro del dibattito il tema dell’attuazione concreta della sentenza della Consulta e della necessità, più volte richiamata, di una disciplina organica che definisca tempi e modalità uniformi su tutto il territorio nazionale.
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