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Suicidio assistito, 16esimo caso in Italia: è il quarto in Toscana

Mariasole, nome di fantasia della 63enne che ha deciso di ricorrere al suicidio assistito, è la sedicesima in Italia: ha atteso 9 mesi prima del via libera

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Si chiamava “Mariasole”, nome di fantasia scelto per tutelarne la privacy. Aveva 63 anni ed era affetta da una grave forma di parkinsonismo degenerativo che, nel giro di pochi anni, l’aveva resa totalmente dipendente dall’assistenza di altre persone. Èmorta il 4 maggio nella sua abitazione in Toscana, dopo essersi autosomministrata un farmaco letalefornito dal servizio sanitario regionale.

A renderlo noto è stata l’Associazione Luca Coscioni, che ha seguito il caso insieme al team legale e medico che da anni affianca le persone intenzionate a richiedere l’accesso al suicidio medicalmente assistito.Quello di Mariasole è il quarto caso registrato in Toscana e il sedicesimo in Italia.Spero che nessuno debba aspettare tempi così lunghi. Defraudata di un diritto inalienabile” queste le ultime parole della donna che ha atteso 9 mesi prima di ottenere il via libera.

Il percorso della donna

Secondo quanto riferito dall’associazione,la donna aveva presentato richiesta formale da mesi, ma il percorso sarebbe stato caratterizzato da lunghe attese burocratiche:nove mesi complessivi, una diffida e infine un ricorso d’urgenza per ottenere il via libera definitivo. Solo dopo l’intervento giudiziario sarebbero arrivati il farmaco e la strumentazione necessaria da parte del sistema sanitario pubblico.

La vicenda riaccende il dibattito politico e giuridico sul fine vita in Italia, dove il suicidio assistito non è disciplinato da una legge organica nazionale, ma trova un riferimento nella storica sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato-Dj Fabo del 2019. Da allora, però, il quadro normativo è rimasto incompleto. In assenza di una legge nazionale,ogni richiesta viene valutata dalle aziende sanitarie territoriali e dai comitati etici, con tempi e modalità spesso differenti da regione a regione.Proprio questa frammentazione, denunciano le associazioni che si occupano di diritti civili e autodeterminazione terapeutica, porta frequentemente a ritardi e contenziosi giudiziari.

La posizione della Toscana

La Toscana è tra le regioni che negli ultimi anni hanno cercato di definire procedure più chiare. Nel 2025 il Consiglio regionale aveva approvato unanormativa per regolare tempi e modalità di accesso al suicidio medicalmente assistito,diventando uno dei primi territori italiani a muoversi in maniera strutturata sul tema. La legge, tuttavia, è stata oggetto di forti polemiche politiche e di ricorsi, segno di una questione ancora profondamente divisiva nel Paese.

Il caso di Mariasole arriva infatti in un clima diforte confronto pubblico.Da una parte le associazioni favorevoli al diritto di scelta sul fine vita chiedono regole certe, tempi rapidi e uniformità nazionale. Dall’altra, il mondo cattolico e i movimenti contrari al suicidio assistito ribadiscono la necessità di potenziare cure palliative, assistenza domiciliare e sostegno psicologico ai malati gravi, temendo derive eutanasiche. Per l’Associazione Coscioni, la storia di Mariasole dimostrerebbe ancora una voltal’ostacolo burocratico affrontato dai pazientiche chiedono di accedere a una possibilità già riconosciuta dalla Corte Costituzionale.

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