Lo studente accoltellato in corso Como a Milano, la notte del 12 ottobre 2025,ha abbracciato i suoi aggressori, al margine dell’udienza del processo con rito abbreviato dei due maggiorenni accusati per il suo tentato omicidio. A descrivere il momento toccante è stato il legale difensore di uno degli imputati, che ha definito l’abbraccio anche come “semplicissimo, molto tenero, molto forte” e “sentito da tutte e tre le parti: sopratutto hanno chiesto scusa”. L’avvocato della difesa ha voluto rimarcare “il grande spessore morale della persona offesa. Un ragazzo davvero eccezionale”.
La vittima è entrata in aula reggendosi sulle stampelle, accompagnato dai suoi genitori. Voleva essere presente in Tribunale durante il processo in abbreviato ai due maggiorenni del gruppo, composto da altri3 minorenni imputati in un processo parallelo, che lo avrebbero aggredito per rubargli 50 euro. Uno dei due 18enni, Alessandro Chiani, è accusato di aver sferrato le coltellate al giovane, mentre l’altro maggiorenne ,Ahmed Atia, avrebbe controllato che non arrivasse nessuno. Il giovane inizialmente sarebbe stato aggreditocon calci e pugnie poi, nel tentativo di raggiungere il branco che gli aveva appena sottratto la banconota,sarebbero arrivate le coltellate, che gli hanno provocato una lesione midollare.
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La Procura ha chiesto 12 anni per Chiani e 10 anni per Atia, mentre per la vittima è stato richiesto un risarcimento di 1,5 milioni. Per la madre e per il padre dello studente accoltellato, invece, un risarcimento di 100.000 mila euro ciascuno. Il quotidianoRepubblicariporta delle parole sussurrate in aula da Davide Cavallo: “È brutto essere qui, nessuno dovrebbe esserci”. Durante le arringhe difensive ci sono stati dei momenti di tensione. “Per noi non c’è tentato omicidio. Lui dà due coltellate ma si allontana mentre la zuffa continua, non ha visto il sangue per terra, si è chiesto: ma si muore per questo?”, sostiene uno degli avvocati di Chiani.
Uno degli avvocati della vittima risponde con parole dure: “Sentirsi dire che una coltellata è stata data per gioco è qualcosa che ci fa veramente dire basta. Che c’è un limite anche al diritto di difesa”. Dopo la requisitoria e delle arringhe difensive, lo studente si è potuto avvicinare ai due imputati. Ha parlato con loro e Atia gli ha detto: “Potresti essere mio fratello, mi sento in colpa”. Infine, al quotidiano Davide Cavallo manda un messaggio importante: “Io non voglio odiare. Un giorno potrei incontrarli, parlare con loro. Non siete perduti”.
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