Strage di Mestre: i dubbi lasciati dall’autopsia dell’autista

Sono passati undici giorni dall'incubo di Mestre. Una strage in cui la sera di martedì 3 ottobre morirono 21 persone, tra cui anche bambini

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Sono passati undici giorni dall’incubo di Mestre. Una strage in cui la sera di martedì 3 ottobre morirono 21 persone, tra cui anche bambini. La paura lascia il posto alla rabbia per quanto accaduto e non è ancora chiaro come il bus sia potuto precipitare da quel cavalcavia, strappando la vita ad innocenti.

Cosa è successo? L’autista ha avuto un malore o c’è stato un danno al bus che si è poi rivelato fatale? La procura di Venezia sta lavorando per far luce sulla vicenda e la polizia municipale si sta concentrando sullo stato della strada e soprattutto del guardrail, compreso il varco di due metri tra una barriera di protezione e l’altra risultato decisivo nello sbandamento verso destra del mezzo.

Strage di Mestre: la super perizia

Il prossimo 25 ottobre il tecnico Placido Migliorino sarà sul luogo dell’incidente, sul cavalcavia superiore di Mestre che verrà chiuso al traffico, insieme ai consulenti indicati dai legali dei tre indagati con l’accusa di omicidio stradale. Nei giorni scorsi l’avviso di garanzia sono stati l’amministratore delegato della società di trasporti La Linea, Massimo Fiorese, il dirigente del settore Viabilità del Comune di Venezia, Roberto di Bussolo e il funzionario dello stesso settore del Comune, Alberto Cesaro.

Strage di Mestre: l’autopsia dell’autista

L’esito dell’autopsia sull’autista ha avuto un ruolo fondamentale per comprendere cosa sia successo quella sera. L’indagine forense esclude la pista del malore del conducente del bus, ma al contempo, apre nuove ipotesi che fanno riferimento ad un guasto del mezzo o ad una distrazione dello stesso autista, Albero Rizzotto di 40anni. Resta un rebus tutto da risolvere: dai filmati delle telecamere di sorveglianza della strada che hanno ripreso l’incidente non si vedono segnali di stop accesi e d’altro canto, l’autobus aveva un solo anno di vita.

La procura è impegnata a cercare di dare una risposta alle domande su quella maledetta notte in un’inchiesta che già è lunga e complessa: dalle verifiche sul guardrail a quelle sul telefonino dell’autista e sul mezzo.

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