L’uomo condannato all’ergastolo della Corte di Assise di Como lo scorso 4 febbraio per l’omicidio aggravato di Cristina Mazzotti, la ragazza rapita a Eupilio Como il primo luglio del 1975, è stato arrestato questa notte dagli agenti della Squadra Mobile di Milano. Il sospetto era libero in attesa dei successivi gradi di giudizio, ma è stato fermato su disposizione dei pm Paolo Storari, Pasquale Addesso e Stefano Ammendola, in quanto il suo nome era apparso anche nell’indagine “Doppia Curva“.
Nello specifico, da questa seconda indagine sarebbero emersi legami tra il sospetto ed esponenti di primo piano della criminalità calabrese, al Nord come in Calabria. Inoltre, come si legge nelle carte delle indagini, il fermato “vantava e vanta nella sua attualità una fama criminale“, A fronte di questi elementi, quindi, è stata decisa la carcerazione.
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I pm temono, infatti, che l’imputato possa godere di una serie di appoggi di carattere logistico e patrimoniale, “attivabili in qualsiasi momento e in grado di garantirgli la latitanza e l’impunità per il gravissimo reato commesso“. Il pericolo di fuga, quindi, avrebbe convinto gli inquirenti a procedere con questa misura, anche in considerazione del fatto che l’imputato avrebbe acquistato per la giornata di domani un volo da Milano a Reggio Calabria.
Il caso del sequestro di Cristina Mazzotti
L’uomo è stato condannato in primo grado dalla Corte di Assise per l’omicidio volontario aggravato di Cristina Mazzotti. La giovanissima venne rapita il 30 giugno 1975, all’età di 18 anni. Scomparve da Eupilio, un piccolo paese in provincia di Como, dove la sua famiglia aveva una seconda casa. Quella sera la giovanissima stava rientrando a casa col fidanzato e una amica, quando la loro auto venne fermata da due altri veicoli.
Mazzotti venne sequestrata e gli altri due bendati e legati, tanto che riuscirono a liberarsi solo dopo due ore. Nel frattempo, la giovane venne portata in una cascina a Castelletto sopra Ticino, in provincia di Novara, dove venne tenuta prigioniera in una buca all’interno di un garage. Il sequestro durò 28 giorni, nei quali la ragazza riceveva aria solo da un piccolo tubo di plastica di cinque centimetri e poteva al massimo alzarsi in piedi nel fossato.
I suoi rapitori, poi, le somministravano sedativi ed eccitanti, a seconda di quanto serviva. La ragazza infatti era costretta a scrivere lettere alla famiglia in cui chiedeva loro di pagare i risarcimenti. Mazzotti morì proprio a causa dei farmaci a lei somministrati. Il suo corpo fu ritrovato solamente due mesi dopo il sequestro, l’1 settembre 1975, in una discarica di Galliate, in provincia di Novara.
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