Unalunga battaglia familiare,fatta di accuse incrociate, patrimoni contestati e presunti ammanchi milionari. È la vicenda che divide da anni Simona e Sveva Fede, figlie del giornalista Emilio Fede e dell’ex senatrice Diana De Feo, scomparsa nel giugno del 2021.
Al centro dello scontro vi sono conti correnti, immobili, gioielli e il testamento. Secondo quanto denunciato dalla primogenita Simona,la sorella Sveva avrebbe assunto il controllo del patrimonio familiareapprofittando di una dichiarazione presentata pochi giorni dopo la morte di Diana De Feo, nella quale si attestava l’assenza di un testamento. Una circostanza che Simona considera falsa, sostenendo che l’esistenza delle volontà testamentarie fosse nota a tutti i familiari.
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Le verifiche effettuate sui conti
Le verifiche effettuate presso diversi istituti bancariavrebbero evidenziato movimentazioni per circa 450 mila euro, che la donna attribuisce alla sorella.A questi si aggiungerebbero ulteriori somme mancanti, per un ammontare complessivo che sfiora il milione e mezzo di euro, sebbene senza l’indicazione di specifici responsabili.
Tra i punti più controversi vi è anche unacassetta di sicurezza custodita presso una filiale romana della Bnl.Secondo la ricostruzione di Simona Fede, nel 2020 sarebbe stata aperta senza una procura notarile. Quando la donna chiese chiarimenti, le sarebbe stato riferito che il contenuto era già stato prelevato dal padre Emilio Fede. Una versione che la primogenita contesta, ritenendo che in quel periodo entrambi i genitori fossero in condizioni di salute tali da non consentire operazioni di quel tipo.
Nel misterorientrerebbero anche beni di valore, tra cui gioielli, argenteria e opere d’arte, il cui valore stimato ammonterebbe a circa 400 mila euro.Oggetto di contestazione è inoltre il testamento olografo datato 13 novembre 2019. Simona Fede sostiene infatti che la madre, a causa dei problemi di vista e udito, non fosse più nelle condizioni di redigerlo autonomamente e mette in dubbio alcune annotazioni aggiunte successivamente, che avrebbero modificato la ripartizione ereditaria a suo sfavore.
La vicenda alla procura di Roma
La disputa riguarda anche il patrimonio immobiliare.Quattro ville a Rocca di Papa, che la primogenita riteneva destinate a lei, sarebbero state intestate alla sorella prima dell’apertura della successione. Simona lamenta inoltre di non poter accedere da oltre tre anni a Villa Lucia, la storica residenza di famiglia a Napoli, per la quale il testamento le avrebbe riconosciuto un diritto di comodato d’uso della durata di quindici anni.
La vicenda è finita all’attenzione dellaProcura di Roma, che ha chiesto l’archiviazione del fascicolo relativo alle denunce presentate.Dal fronte di Sveva Fede, attraverso il legale Samuele De Santis, viene ribadita la totale serenità sulla gestione della vicenda e si annunciano eventuali azioni per calunnia nei confronti della sorella. Assistita dagli avvocati Daniele Bocciolini e Abraham Rallo, Simona Fede è pronta a proseguire la battaglia nelle sedi civili.
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