La Corte d’Appello di Milano ha confermatole assoluzioni di 23 militanti di estrema destraperché il fatto non sussiste. Ciò in merito ai saluti romani che vennero fatti nel 2019 perRamelli.
I giudici hanno respinto il ricorso della Procura, che chiedeva condanne tra i due e i quattro mesi, ai sensi della legge Scelba, per i partecipanti alla“manifestazione fascista”che il 29 aprile 2019, durante la commemorazione diSergio Ramelli,Enrico Pedenovi e Carlo Borsani, risposero alla chiamata del “presente“.
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Uno dei legali degli imputati ha mostrato soddisfazione per tale decisione: “Nonostante le Sezioni Unite della Cassazione abbiano tentato di mettere fine a questo andazzo del c’è chi dice che è reato e chi dice che non lo è, in un quadro poco dignitoso per la giurisprudenza, gli sviluppi successivi restituiscono comunque al cittadino l’immagine di un sistema in cui oggi non c’e’ certezza del diritto”.
Secondo il legale questa causa è servita solo a spendere tanti soldi:“E questo non vale solo per l’esecuzione della pena, ma anche per la fase precedente. E’ una situazione che si trascina con un costo pubblico non di poco conto. A oltre cinquant’anni dalla prima commemorazione di Ramelli, Borsani e Pedenovi, il risultato è che siamo ancora qui a discutere se il ‘presente’ costituisca o meno un reato, nonostante le assoluzioni siano più numerose delle condanne”.
Diverso, invece, l’esito del procedimento relativo alla commemorazione del 2018: lo scorso dicembre la Corte d’Appello di Milano aveva confermato le condanne a quattro mesi per 13 militanti di estrema destra, disponendo anche il risarcimento in favore dell’Anpi. Ma adesso si attende il ricorso, previsto per il prossimo 22 ottobre.
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