Sui social è stato divulgato un video dal carcere di due minori indagati per l’omicidio di Bakari Sako, il bracciante maliano ucciso il 9 maggio scorso a Taranto. Nella descrizione del post la scritta “Quello che non ti uccide fortifica”. Detenuti nel carcere minorile di Lecce i due minori, coinvolti nell’inchiesta insiemead altri quattro indagati, sono stati immortalati in un video nel quale sembravano consapevoli di essere filmati.
Il post è stato rimossoed ora la Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta per comprendere la provenienza dello smartphone utilizzato girare il video. Come riportaRepubblica, nella tragedia di Bakari Sako un episodio simile era già avvenuto dopo che i minori erano stati fermati. In rete circolava una foto degli adolescenti dove veniva augurato loro “una pronta libertà”. Ilsostegnoera arrivato anche daigenitori dei ragazzi che avevano condiviso il post, scrivendo frasi del tipo: “Per mio figlio vivo, per mio figlio uccido”. Secondo quanto emerso, la Procura aveva già sottolineato il contesto difficile dal quale provengono i giovani.
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Bakari Sako: il problema dei telefoni sollevato dal procuratore di Bari
Sul tema dei telefoni che circolano nelle carceri si è esposto più volte il procuratore di Bari, Roberto Rossi, raccontando un episodio simile e allarmante. Venti giorni fa il procuratore aveva dichiarato che alcuni esponenti di un clan barese avrebberofesteggiatoin carcere il presunto omicidio di un uomo di 43 anni di un clan rivale, avvenuto in una discoteca di Bisceglie. Gli uomini avrebbero postato le foto su Tik Tok scrivendo: “Il piatto va servito freddo… ognuno avrà ciò che merita”. Ciò che fa riflettere sono le reazioni degli utenti a post del genere:like e reazioni di approvazionesarebbero scoppiati in ambedue i casi.
La reazione del fratello di Bakari Sako
L’attenzione mediatica sulla foto dei minori non è sfuggita ai familiari della vittima. In particolare,il fratello di Bakari Sakosi è espresso chiedendo solo giustizia: “Mio fratello ormai è morto, io non odio nessuno. La nostra famiglia vuole solo che giustizia sia fatta secondo la legge.Dobbiamo imparare ad insegnare ai nostri figli il rispetto e la pace”. Souleymane Sako seguirà la vicenda giudiziaria a Taranto dopo che avrà riportato la salma del fratello a Mali per un funerale privato, dato che “ci sono tante immagini su YouTube, TikTok, Facebook e Instagram e fare video e foto della salma ci avrebbe fatto soffrire ancora di più”. La vicenda del video dei due minorenni indagati mostra un nuovo lato oscuro dei social, dove tali atteggiamenti sfuggono al controllo.
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