La Corte d’Appello di Milanoriapre l’istruttoria dibattimentale nel processo di secondo grado sul caso Ruby tera carico di 22 persone. Tra gli imputati figurano Karima El Mahroug, detta Ruby, Luca Giuliante, il suo ex legale, e le cosiddette “ex olgettine”. L’istruttoria prevede la citazione in aula diquarantina di testiper comprendere se gli imputati abbiano reso o meno falsa testimonianza, trasformando presumibilmente le feste a base di “bunga-bunga” in “cene eleganti” nella dimora dell’allora premier Silvio Berlusconi. Quello della falsa testimonianza è un reato prescritto, ma rappresenta anche il presupposto di una presunta corruzione in atti giudiziari.
La decisone è stata presa dalla Corte d’Appello di Milano, presieduta da Maria Rosaria Correra, che tramite un’ordinanza ha respinto l’eccezione di competenza territoriale che avrebbe visto il trasferimento del processo a Siena. Inoltre ha anche rigettato comenon “rilevate” la questione di legittimità costituzionalesollevata dai difensori degli imputati di ritornare in primo grado, dopo il ricorso in Cassazione contro la sentenza di assoluzione del Tribunale, poi annullata.
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Il processo vedrà varie fasi: quest’ultima questione, legata alla veste giuridica di pubblico ufficiale delle ex ragazze chiamate nei processi sulle feste nella villa a San Martino, verrà dibattuta il prossimo30 settembre e proseguiranno l’8 e il 29 ottobre. Per la discussione le udienze si svolgeranno il3 e il 26 novembre prossimi.
Ruby ter, la sentenza nel 2023 e le parole dei legali
Nel febbraio2023, il Tribunale di Milano aveva assolto tutti i 29 imputati,tra i quali anche Silvio Berlusconi, stabilendo che il fatto non sussiste. Verdetto ribaltato dalla Cassazione che poi aveva annullato l’assoluzione per la maggior parte degli imputati. La posizione dell’allora premier si è conclusa con il suo decesso.
Sulla nuova fase dibattimentale si è espressa Paola Boccardi, legale di “Ruby”: “È stata una decisione che accoglie le istanze istruttorie perché il processo di primo grado, benché fosse stato molto lungo (sei anni), all’esito di un’ordinanza che era molto importante”, al punto da portare “alla rinuncia dei testi da parte della maggior parte delle difese”. Non è da escludere inoltre che Karima possa rendere delle dichiarazioni spontanee in aula. Nicola Giannantoni, che assiste Barbara Guerra, definisce la scelta come “equilibrata” che darà la possibilità di “poter valutare e fare osservazioni in merito a tutte le testimonianzea cui avevamo rinunciato precedentemente”.
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