C’è chi sceglie un lavoro e chi sceglie una missione. Quando appartieni alleforze dell’ordinespesso il senso del dovere finisce per superare la dimensione personale. Ladivisasmette di essere un lavoro e diventa una responsabilità. Ivincolidella professione possono spesso diventare difficili da sostenere e oggi, forse per la prima volta,i militari sentono il bisogno di far sentire la propria voce.
Ma come può un militaremanifestare senza protestare contro lo Stato? Questo è il dubbio che accompagna lamobilitazione nazionale del18 luglio a Roma. SecondoAlessandro Damato,il presidente del direttivo regionale Lombardia del SINAFI ed ex Basco Verde della Guardia di Finanza, la risposta è semplice: “Non protestiamo contro il Governo. Protestiamo contro i problemi che si trascinano davent’annie che oggi non sono più rinviabili“.
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I motivi della manifestazione: è un’emergenza
Trastipendiche perdono valore,pensionia rischio bomba sociale, pochetutelee una crescenteperdita di attrattivatra i giovani, ora le forze dell’ordine sentono l’esigenza di denunciare un problema che non nasce dal governo Meloni ma è più radicato. Come spiega Damato, i problemi di oggi sono il frutto divent’anni di criticitàaccumulate, ma adesso il sistema è arrivato ad un punto di rottura.
“È una vera e propria emergenza: secondo i nostri calcoli, ilpotere d’acquistodei militari è diminuito e non si può fare finta di niente andando incontro al governo di turno che parla diassenza di fondi.Noi viviamo di emergenze e sappiamo riconoscerle, questa lo è“, dice l’ex basco verde, sottolineando l’importanza del ruolo dei sindacati nel segnalare un problema e battersi per favorirne la risoluzione.
“Non chiediamo privilegi, la nostra condizione è particolare“
Con i dati alla mano e un ricco bagaglio di esperienza personale, Damato spiegaperché la sua categoria dovrebbe manifestare.La premessa è chiara: “Noi non chiediamo privilegi, non siamo più importanti degli altri lavoratori, è solo che la nostra è unacondizione particolare“.
Dalle parole del sindacalista emerge un aspetto spesso poco raccontato: i problemi menzionati riguardano tutti gli italiani mai vincoli a cui è sottoposto il militare lo differenziano dagli altri cittadini. Damato parla di difficoltà neitrasferimenti, di impossibilità nellascelta della sede, direperibilitàcostante e dimissioniimprovvise, spesso di lunga durata e lontano dalle famiglie.
“La nostra non è una condizione prioritaria ma è particolare e ora c’è proprio unanecessità“, aggiunge prima di menzionare la speranza comune che dovrebbe spingere la manifestazione: quella di avviare una “piccola rivoluzione” che possa estendersi a tutti i lavoratori italiani, “perché se lo Stato non tutela in primis chi deve difenderlo, penso sia difficile che riesca a farlo per gli altri lavoratori“.
I sindacati militariper la prima volta insieme a Roma
Poi il focus del discorso si sposta sull’importanza deisindacati. “Prima il militare non poteva rivolgersi alla stampa. Oggi, possiamo raccontare ai cittadini anche le nostredifficoltà“, dice Damato spiegando che dal 2022, con il riconoscimento delle associazioni sindacali militari, il cambiamento è stato importante.
Sabato 18 luglio il corteo che partirà da piazza della Repubblica e approderà a Piazza dell’Esquilino, riunirà, per la prima volta, le sigle sindacali del comparto Difesa e Sicurezza(NSC– Nuovo Sindacato Carabinieri;SINAFi– Sindacato Nazionale Finanzieri;USAMi– Unione Sindacale Autonoma Militari – Aeronautica;ITAMIL– Organizzazione Sindacale Italiana dei Militari – Esercito;SILMM– Sindacato Italiano Lavoratori Militari Marina).
Queste associazioni possono oggi rapportarsi non solo con l’amministrazione militarema anche con leamministrazioni locali e con la funzione pubblica, infatti, conclude il sindacalista: “Ora possiamo far sapere alla cittadinanza che anche noi stiamo vivendo delleproblematiche ugualialle loro ma con le nostre specificità“.
L’insegnamento della vita militare
Nonostante tutto, alla domanda se consiglierebbe al figlio di entrare nella Guardia di Finanza, la risposta dell’ex basco verde resta positiva. Damato non rinnega la scelta fatta. Anzi, continua a considerare lavita militare un percorso capace di formare il carattere prima ancora della carriera.
“È una scuola di valori“, dice, convinto che si tratti di un’esperienza di crescita personale in un’epoca in cui i giovani tendono a perdere i punti di riferimento e a vivere sui social. Oggi, per lui, quello che i ragazzi dovrebbero imparare è “prefissarsi l’obiettivo dimigliorare loro stessi e quello che li circonda“.
E, a tal proposito, entrare nelle forze dell’ordine e svolgere la professione, secondo lui, insegna comereagire alle difficoltàper migliorare la propria condizione senza aspettare che sia qualcun altro a fornire la soluzione ai problemi.
“Siamo persone, non supereroi“
Prima di concludere, un uomo che per una vita ha svolto un lavoro operativo fa un appello semplice: “Anche noi siamopersone, non supereroi quindi oltre ad avere le problematiche che comporta il nostro ruolo abbiamo una vita privata e delle esigenze che spesso siamo chiamati amascherare perché è ciò che, giustamente, la gente pretende da te“.
Servire nelle forze dell’ordine comporta tanteresponsabilitàma anchesacrificiche, ad uno sguardo esterno, tendono a rimanereinvisibili. La dimensione umana di chi rappresenta la sicurezza dello Stato passa spesso in secondo piano ma dietro a una divisa c’è sempre una persona.
Per anni ai militari è stato chiesto di rappresentare lo Stato senza raccontare sé stessi. La manifestazione del 18 luglio romperà proprio questo silenzio: non è una protesta contro le istituzioni ma è larichiesta di essere ascoltati da quello stesso Stato che ogni giorno sono chiamati a servire.
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