“Per il tessuto economico e sociale distrutto quel 18 gennaio del 2017, troppo poco o nulla è stato fatto“. Non usa mezzi termini Luca Labbricciosa, sindaco di Farindola, la località in cui ormai 9 anni si è consumata la tragedia di Rigopiano. Le vite di 29 persone sono state spazzate via da una valanga dalla violenza inaudita che travolse e distrusse l’hotel da cui ha preso il nome l’evento.
Il primo cittadino denuncia come, dopo quasi un decennio, oggi vi siano ancora attività cessate, famiglie che hanno deciso di andare via e un dolore indicibile che resta ancora una ferita aperta. Il primo pensiero, come sempre, va ai famigliari delle vittime, il cui dolore è ancora un acceso ricordo della tragedia. Anche per loro, il primo cittadino ha lanciato un appello al governo, affinché il decennale della tragedia, che cadrà il prossimo anno, non sia solo un momento di raccoglimento e ricordo, ma anche di scadenze concrete.
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Al Governo è stato quindi chiesto di avviare un percorso operativo immediato, fondato su una cabina di regia interistituzionale che coinvolga Stato, Regione, Province, Comuni, Parco nazionale e Protezione civile, dotata di un cronoprogramma pubblico e verificabile. Tra le misure richieste vi sono il rilancio socio economico del territorio, il sostegno alle micro-imprese, l’accesso al credito, la creazione di strumenti fiscali dedicati e politiche attive per il lavoro e la formazione dei giovani.
Rigopiano, le richieste del sindaco di Farindola
Nello specifico, sono richiesti interventi che riguardino la viabilità montana. “Non è possibile che ogni autunno e inverno la pedemontana che collega le province di Teramo, Pescara e L’Aquila sia di fatto interdetta“, ha spiegato Labbricciosa, richiamando alla necessità di interventi concreti e veloci. Allo stesso modo, è necessario riattivare la ricettività del territorio, con la riaperture di strutture in aree più sicure sotto il profilo valanghivo, idrogeologico e sismico. “La sicurezza è il prerequisito, la ricostruzione economica è la condizione per restare“, ha concluso il primo cittadino.
Le parole del sindaco non sono state le uniche spese in questa giornata. Oltre ai membri della politica italiana, ha voluto dire la sua anche Loredana Lazzari, la madre di Dino Di Michelangelo, il poliziotto morto nove anni fa con la moglie Marina Serraiocco nel crollo dell’hotel Rigopiano. La donna ha ricordato come il percorso giudiziario sia ancora in corso e come le famiglie non abbiano ancora avuto giustizia. “Ce la devono dare, perché non hanno fatto nulla per salvare quei ragazzi che hanno telefonato fino all’ultimo momento“, ha sostenuto la donna.
Rigopiano, l’abbraccio della politica
Anche il mondo della politica si è stretto ai famigliari delle vittime nel giorno della tragedia. “Il ricordo della tragedia di Rigopiano è ancora profondamente inciso nella coscienza della nostra comunità e continua a richiamarci, con forza, al senso di responsabilità che deve guidare ogni scelta pubblica“, ha dichiarato il senatore di Fratelli d’Italia Guido Liris, ricordando come questa tragedia abbia spinto tutti ad una riflessione sulla sicurezza delle zone montane e sulla necessità di gestire in modo più consapevole e responsabile il territorio.
Il senatore ha ricordato come l’impegno del governo in questi ambiti sia massimo e costante, “affinché la tutela delle persone e la sicurezza dei territori montani restino una priorità dell’azione amministrativa e legislativa“. Anche il deputato della Lega, Alberto Bagnai, si è espresso sottolineando come questa giornata di lutto e commozione sia necessario ricordare gli impegni presi affinché incidenti simili non si verifichino mai più.
Anche il Partito democratico dell’Abbruzzo si è stretto al dolore dei famigliari, ricordando come questa tragedia ricordi all’intero popolo italiano che la memoria è un dovere civile e che la verità e la giustizia sono “esigenze irrinunciabili per le famiglie delle vittime e per l’intera collettività“.
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