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Rider Glovo e Foodinho, avviati controlli giudiziari per sospetto sfruttamento

La Procura di Milano: "Salari al di sotto della soglia di povertà"

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I rider di Glovo e Foodinho, circa 40.000 in tutta Italia, risulterebbero soggetti ad una situazione di sfruttamento lavorativo. Il pubblico ministero di Milano, Paolo Storari, ha decretato con procedura d’urgenza il controllo giudiziario per Foodinho, azienda di consegne appartenente al gruppo spagnolo Glovo. Le indagini hanno evidenziato infatti che ai rider sarebbero stati riconosciuti compensi al di sotto della soglia di povertà, configurando così una situazione di caporalato.

La Procura di Milano ha incaricato il commercialista Andrea Adriano Romanò di affrontare la regolarizzazione dei 40mila lavoratori e verificare il rispetto delle norme e delle condizioni lavorative dei rider di Glovo. Romanò è stato nominato amministratore giudiziario di Foodinho srl, nell’ambito del decreto di controllo giudiziario per caporalato emesso d’urgenza a seguito delle indagini condotte dal Nucleo Ispettorato del Lavoro dei carabinieri di Milano. L’obiettivo principale dell’amministratore giudiziario consiste nello stabilizzare tutti i rider che risultavano operare per Foodinho al momento dell’avvio dell’inchiesta.

Glovo
Rider Glovo e Foodinho: sospetto sfruttamento e caporalato

Rider Glovo e Foodinho: le indagini del Nucleo Ispettorato del Lavoro e le retribuzioni al di sotto della soglia di povertà

Le indagini vedono indagato Pierre Miquel Oscar, cittadino spagnolo e amministratore della società Foodinho, anch’essa sotto inchiesta e azienda di delivery appartenente al gruppo Glovo, per reati legati al caporalato. Secondo quanto riportato dal pubblico ministero Storari, l’amministratore unico avrebbe fatto ricorso a manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di necessità dei lavoratori. Inoltre, rispetto ai contratti collettivi nazionali di riferimento, l’87,5% dei lavoratori risulta essere sottopagato, con differenze che, in alcuni casi, raggiungono anche i 12.000 euro annui.

Nel decreto si specifica che ai rider, operanti sia sul territorio milanese che nazionale (circa 2.000 e 40.000 lavoratori rispettivamente), sarebbe stata garantita una retribuzione notevolmente inferiore agli standard: in alcuni casi fino al 76,95% al di sotto della soglia di povertà e fino all’81,62% in meno rispetto ai livelli previsti dalla contrattazione collettiva. Questi compensi, considerata la natura e l’impegno del lavoro svolto, non assicurano ai lavoratori una condizione di vita libera e dignitosa e risultano in netto contrasto rispetto ai contratti collettivi pattuiti dalle organizzazioni sindacali.

Questi salari si configurerebbero in violazione dell’articolo 36 della Costituzione, in quanto non adeguati né proporzionati alla qualità e quantità del lavoro eseguito. Tale situazione viene definita illegale e richiede un’azione immediata per porvi fine, considerando anche il coinvolgimento di un gran numero di lavoratori costretti a vivere con retribuzioni al di sotto della soglia di povertà. Il PM ha inoltre sottolineato l’urgenza dell’intervento, dato che lo sfruttamento derivante dalla condizione di necessità è ancora in corso e deve essere interrotto senza indugio.

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