Hannolasciato il paese in silenzio, lontano dalle telecameree dalle domande che da mesi assediano la comunità. Gianni Di Vita e sua figlia Alice non vivono più nella casa della cugina Laura, dove si erano trasferiti dopo il sequestro della loro abitazione nell’ambito dell’inchiesta sull’avvelenamento da ricina costato la vita ad Antonella Di Ielsi e alla giovane Sara Di Vita.
Una scelta maturata per sottrarsi alla pressione crescente che ha travolto Pietracatella, piccolo centro del Molise diventato improvvisamente teatro di uno dei casi di cronaca più inquietanti degli ultimi anni. A spiegare le ragioni dell’allontanamento è stato l’avvocato della famiglia, Vittorino Facciolla: la priorità, ha detto, èproteggere Alice, diciannovenne profondamente segnata dalla tragedia e prossima agli esami di maturità.
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L’inchiesta sulla morte di Antonella e Sara
L’inchiesta procede nel massimo riserbo, ma gli investigatori sembrano convinti di essere vicini a una svolta. Attorno alla vicenda ruotanocinque persone appartenenti allo stesso ambito familiare.Nessun indagato ufficiale, nessuna accusa formale, ma un cerchio che si stringe progressivamente mentre si cerca di chiarire il possibile movente: dissapori personali, tensioni familiari o altre ragioni ancora sconosciute. La difesa respinge ogni ipotesi legata a interessi economici o assicurazioni sulla vita.
Determinante potrebbe essere la ricostruzione delle ore precedenti al malore delle due vittime. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, accompagnata dal capo della Squadra Mobile di Campobasso Marco Graziano, si è recata personalmentea Pietracatella per ascoltare la madre ottantaduenne di Gianni Di Vita.La donna, oggi ospite di una casa di cura e costretta sulla sedia a rotelle, è stata interrogata per circa quattro ore con l’assistenza di una psicologa.
L’importanza di ricostruire le ore precedenti alla morte
Gli investigatori ritengono che il suo racconto possa aiutare aricostruire i rapporti interni alla famiglia e soprattutto quanto accaduto durante la vigilia di Natale,momento cruciale dell’indagine. La donna, infatti, era presente sia al pranzo sia alla cena del 24 dicembre, ai quali parteciparono anche Antonella e Sara.
Proprio quei pasti sono ora al centro dell’attenzione degli inquirenti. Si cerca di capire chi abbia preparato le pietanze,quali alimenti siano stati portati dall’esterno e se la ricina possa essere stata somministrata in quell’occasione.Tra gli elementi al vaglio anche una torta consegnata da una parente. Un dettaglio apparentemente marginale, ma che potrebbe rivelarsi decisivo per chiarire la dinamica dell’avvelenamento.
Resta però un interrogativo che rende il caso ancora più complesso: se davvero il veleno fosse stato introdotto durante i pasti della vigilia, perché nessun altro dei commensali, una decina di persone, avrebbe accusato sintomi?È su questo nodo che gli investigatori stanno concentrando gli sforzi,nella speranza di arrivare presto a una verità che un intero paese aspetta con inquietudine.
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