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Riccardo Bossi condannato a 2 anni e 6 mesi: ha ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza

La Cassazione rende irrevocabile la pena per Riccardo Bossi per la percezione indebita del sussidio. In Appello confermata anche la condanna per maltrattamenti alla madre

3 Min di lettura

Diventa definitiva la condanna adue anni e sei mesi di reclusione per Riccardo Bossi,primogenito del fondatore della Lega Umberto Bossi,per aver ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanzaattraverso false dichiarazioni. La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano, rendendo così irrevocabile il verdetto emesso nei precedenti gradi di giudizio.

Oltre alla pena detentiva,Bossi dovrà risarcire l’Inps con una somma di circa 15 mila euro.Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e coordinato dal pubblico ministero Nadia Calcaterra, il figlio di Umberto Bossi, avrebbe percepito tra il 2020 e il 2023 circa 12 mila euro di sussidio non spettante. L’indagine era partita da una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate e avrebbe accertato che il contributo veniva richiesto facendo riferimento al pagamento dell’affitto di un appartamento dal quale l’uomo era già stato sfrattato per morosità.

Doppia sentenza per Bossi

La sentenza della Suprema Corte chiude definitivamente il procedimento relativo alla percezione indebita del beneficio economico.Nella stessa giornata è arrivata anche un’altra decisione giudiziariache riguarda Riccardo Bossi. La Corte d’Appello di Milano ha infatti confermato lacondanna a un anno e quattro mesi inflitta dal Tribunale di Varese per maltrattamenti nei confronti della madre.

I fatti contestati risalgono al 2016.In origine il procedimento comprendeva anche l’accusa di lesioni personali,successivamente venuta meno dopo la remissione della querela da parte della donna. È invece rimasto in piedi il reato di maltrattamenti, perseguibile d’ufficio. Secondo l’accusa, Bossi avrebbe più volte avanzato richieste di denaro alla madre, dando luogo a episodi caratterizzati da scatti d’ira e tensioni.

Le aggressioni alla madre e il ricorso

In una circostanzaBossi avrebbe persino aggredito la donna facendole sbattere la testa contro un muro;in un’altra, il clima di conflittualità avrebbe indotto la madre ad allontanarsi dall’abitazione di Azzate in cui ospitava il figlio. Nel corso del processo di primo grado la donna aveva dichiarato di aver perdonato il figlio e di aver ristabilito con lui rapporti sereni, senza costituirsi parte civile. Tuttavia, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio, il procedimento è proseguito e la Corte d’Appello ha confermato la condanna.

Il difensore di Riccardo Bossi,l’avvocato Federico Magnante, ha annunciato l’intenzione di presentare ricorsoin Cassazione contro questa seconda sentenza. Le due decisioni arrivate da Milano segnano una giornata particolarmente significativa sul piano giudiziario per il figlio del fondatore della Lega, scomparso nel marzo scorso.

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