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Luana D’Orazio, morta in incidente su lavoro: dopo cinque anni la procura di Prato riapre il caso

La giovane madre 22enne è morta per asfissia da schiacciamento toracico dopo essere finita dentro un macchinario di un’azienda tessile. Dopo cinque anni dalla morte, la Procura ha deciso di riaprire il fascicolo per comprendere meglio le dinamiche ed altre eventuali responsabilità

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Si riapre una pagina dolorosa della cronaca che riguarda le morti sul lavoro.Nel 2021 Luana D’Orazio ha perso la vita mentre stava lavorando in una fabbrica tessile di Montemurlo, provincia di Prato. La vita delle giovane madre di 22 anni è stata spezzata da un terribile incidente che, dalle ricostruzioni, l’avrebbe vista rimanere incastrata in un macchinario. Secondo quanto emerso,a distanza di anni è nata la necessità di riaprire il casoper ricostruire più nel dettaglio il drammatico caso.

Alla base della decisione, la volontà dicomprendere se esistano ulteriori profili di responsabilità. L’iter giudiziario, però, è stato scandito già da vari processi.I titolari dell’azienda, moglie e marito,avevano patteggiato rispettivamente due anni e un anno e mezzo, mentreil tecnico manutentore, accusato di aver rimosso il sistema di sicurezza del macchinario,è stato assolto in primo grado. Una sentenza contro la quale si espone il procuratore di Prato, Luca Tescaroli, annunciando poche settimane fa il ricorso in appello.

Morti sul lavoro: il caso di Luana D’Orazio e la riapertura del caso

Secondo la ricostruzione della Procura pratese,il macchinario con cui stava lavorando Luana sarebbe stato modificato per funzionare senza il sistema di sicurezza attivo, in modo tale da rendere più veloce e semplice il lavoro degli operai. Nessuno sentì le grida d’aiuto della 22enne quando rimase incastrata probabilmente con i vestiti negli ingranaggi del macchinario, venendo inghiottita da quest’ultimo. Infatti, la giovane è morta per asfissia da schiacciamento toracico.

Tescaroli ha scelto di riaprire il caso anche perché le condanne inflitte non sarebbero consone, dato che il giudice aveva concesso delle attenuanti ai titolari visto sia il risarcimento da oltre un milione di euro dato alla famiglia della vittima, sia l’adeguamento dei macchinari alle prescrizioni imposte dalle ASL dopo il sequestro. Al momento, la Procura potrebbe condurre una nuova indagine che si dirama in due direzioni: la prima è quella diriesaminare il vecchio fascicolo, mentre la seconda è quello dei nuovi accertamenti sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e ascoltare ex colleghi e persone vicine alla vittima. L’obiettivo è quello difar emergere altre violazioni delle norme antinfortunistiche.

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