Risultano essere 67 i giornalisti che hanno perso la vita nel 2025. Un dato sconcertante, considerando che quasi la metà delle vittime si contano nella Striscia di Gaza, “sotto il fuoco delle forze israeliane“. A renderlo noto il Reporter senza frontiere (RSF), organizzazione non governativa e no-profit che promuove e difende la libertà di informazione e la libertà di stampa, all’interno del suo bilancio annuale pubblicato nella giornata di oggi. “Il numero complessivo dei giornalisti uccisi, dal primo dicembre 2024 al primo dicembre 2025, è tornato a crescere: le cause sono legate alle pratiche criminali delle forze armate regolati e non e alla criminalità organizzata“, ha spiegato l’associazione.
L’organizzazione ha evidenziato inoltre come il 2025 si sia rivelato l’anno con più morti in Messico nel corso degli ultimi tre anni, contando nove giornalisti deceduti nonostante le promesse di tutela ricevute da parte della Presidente di sinistra Claudia Sheinbaum. Tra gli altri Paesi altrettanto pericolosi per l’incolumità dei giornalisti figura l’Ucraina, dove nella devastazione dalla guerra si riscontrano tre giornalisti deceduti ed il Sudan, con quattro decessi. Si aggiudica invece la Cina, la posizione in cima alla classifica in qualità di prigione più grande del mondo con a seguire Russia e Myanmar.
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RSF sulle forze israeliane: ‘il peggior nemico dei giornalisti’
Ma la denuncia principale di RSF riguarda Israele che anche quest’anno ha registrato il maggior numero di cronisti uccisi a livello globale: secondo l’organizzazione per la libertà di stampa con sede a Parigi, lo Stato ebraico sarebbe responsabile di quasi la metà delle uccisioni di giornalisti avvenute quest’anno. Su un totale di 67 cronisti uccisi nel mondo (leggermente maggiore rispetto ai 66 registrati nel 2024), l’IDF è ritenuta responsabile della morte di 29 giornalisti nella sola Striscia di Gaza. Un dato che rappresenta il 43% del totale e porta RSF a definire le forze israeliane come il nemico più temibile per i giornalisti, come si legge nel rapporto che copre un periodo di 12 mesi a partire da dicembre 2024.
L’attacco più letale è stato un cosiddetto “doppio colpo” contro un ospedale nel sud di Gaza il 25 agosto, che ha causato la morte di cinque cronisti, tra cui due collaboratori delle agenzie internazionali Reuters e Associated Press. Dall’inizio del conflitto a Gaza nell’ottobre 2023, scatenato dall’attacco di Hamas su Israele, sono stati uccisi quasi 220 giornalisti. L’esercito israeliano sostiene che i suoi raid e bombardamenti abbiano come obiettivo i combattenti e i leader di Hamas. Intanto, i reporter stranieri non possono accedere liberamente a Gaza, se non partecipando a visite rigidamente controllate organizzate dall’esercito israeliano, ha sottolineato RSF.
Messico, Ucraina e Sudan: i dati RSF
Secondo quanto riportato da RSF nella sezione dedicata al Messico, i gruppi di criminalità organizzata sono stati indicati come i principali responsabili dell’allarmante aumento degli omicidi di giornalisti registrati nel 2025. Con nove vittime, il Messico si conferma il secondo paese più pericoloso al mondo per chi opera nel settore dell’informazione. Questa tendenza riflette il fenomeno della crescente “messicanizzazione” dell’America Latina, che coinvolge il 24% degli omicidi di giornalisti a livello globale.
In Ucraina, il rapporto 2025 evidenzia come l’esercito russo continui a prendere di mira sia giornalisti stranieri sia ucraini. Inoltre, il Sudan si è rivelato un contesto di conflitto particolarmente rischioso per i professionisti dell’informazione. Tuttavia, sono gli stessi paesi di origine a rappresentare il maggior pericolo per i giornalisti che operano sul territorio. Fanno eccezione a questa dinamica il fotoreporter francese Antoni Lallican, deceduto in Ucraina a causa di un attacco con droni russi, e il giornalista salvadoregno Javier Hercules, assassinato in Honduras, dove risiedeva da più di dieci anni.
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