Un sistema parallelo, sofisticato e opaco, capace di muoversi tra apparati pubblici e interessi privati, utilizzando strumenti tipici dell’intelligence per fini illegali. È questoil quadro che emerge dall’inchiesta su quella che gli investigatori hanno ribattezzato “Squadra Fiore”,una rete di spionaggio e produzione di dossier che avrebbe operato per anni fuori da ogni perimetro legale, alimentata da competenze maturate dentro gli apparati dello stato e poi, secondo la procura capitolina, riutilizzate altrove.
Al centro dell’indagine figura Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore dell’Aise, oggi accusato di aver orchestrato una struttura capace di replicare metodi e tecnologie dei servizi segreti, piegandoli però a logiche private e, secondo la magistratura, illegali. Le accuse sono pesanti: accessi abusivi a banche dati, intercettazioni illecite, manipolazione di informazioni sensibili e creazione di dossier su commissione. E per il numero due dei servizi civili, peculato per una cifra che ammonterebbe a oltre 7 milioni di euro.
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Una rete tra pubblico e privato
Secondo gli inquirenti,la “Squadra Fiore” non era un gruppo improvvisato, ma una vera e propria organizzazione strutturata.Ne facevano parte ex appartenenti alle forze dell’ordine, tecnici informatici e professionisti con competenze specifiche nel campo della sicurezza e dell’analisi dei dati. Una rete capace di operare su più livelli, con ramificazioni tra Milano e Roma.
Il sistema si reggeva anche su società di consulenza apparentemente lecite, utilizzate come copertura per attività ben più controverse.Tra queste, emergono nomi legati al settore della sicurezza strategica, che avrebbero fornito strumenti e infrastrutture per le operazioni di raccolta dati.
Il caso Equalize e la svolta nelle indagini
Una svolta decisiva è arrivata con l’ormai noto “caso Equalize”, già al centro di un’inchiesta dei pm milanesi. Nell’ottobre 2024, la procura di Milano ha reso nota l’esistenza di un’associazione dedita allo spionaggio illecito, portando a diversi arresti e a decine di indagati. Da quel filone è emerso il presunto collegamento con la realtà romana della “Squadra Fiore” e a fare da cerniera sarebbeCarmine Gallo, ex poliziotto e figura apicale della società, scomparso di recente per un infarto. E secondo i pm, Gallo sarebbe stato in rapporti diretti con Del Deo e avrebbe frequentato ambienti riconducibili all’Aise. Da qui, la ricostruzione di una rete molto più ampia che arriva fino a Roma.
In questa corcine anche le dichiarazioni di un hacker coinvolto nelle indagini che hanno contribuito a delineare il funzionamento del sistema: accessi a informazioni finanziarie, monitoraggio degli spostamenti, analisi di relazioni personali e professionali. In sostanza, per gli inquirenti,un’attività sistematica di raccolta dati, finalizzata alla costruzione di dossier destinati a clienti ancora in gran parte ignoti.
L’inchiesta non si limita agli aspetti di spionaggio. Un altro filone infatti riguarda possibili reati economici, gli investigatori stanno ricostruendo un flusso di denaro significativo,che potrebbe essere stato alimentato anche da fondi pubblici. Particolare attenzione è rivolta a operazioni legate a piattaforme tecnologiche utilizzate dalla pubblica amministrazione. Secondo l’accusa, alcuni contratti sarebbero stati gonfiati o manipolati, generando profitti indebiti per milioni di euro.
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