L’imputato “va compreso“. E’ questo il punto su cui il giudice Paolo Gallo insiste e su cui ritorna più volte nel corso delle motivazioni della sentenza di assoluzione per l’uomo che nelluglio 2022 ridusse in fin di vita Lucia Regna, la sua ex compagna. L’imputato era accusato di maltrattamenti nei confronti della 44enne rimasta vittima di un pestaggio durato 7 minuti che l’ha lasciato con il volto ricostruito da 21 placche di titanio e un nervo oculare lesionato.
Ma per il giudice del tribunale di Torino, non fu “un eccesso d’ira immotivato” ma “uno sfogo riconducibile alla logica delle relaziono umane“. Anzi, secondo Gallo, la donna avrebbe “sfaldato un matrimonio ventennale” comunicando la separazione dal marito “in maniera brutale”. Gli insulti e le minacce, tra gli altri “putt…”, “non vali…”, “ti ammazzo”, vengono definiti “frasi da calare nel contesto della dissoluzione della comunità domestica,umanamente comprensibile“.
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Di conseguenza, l’imputato, considerato “sincero e persuasivo” nelle sue dichiarazioni, resta libero con la sentenza del tribunale che ha escluso i maltrattamenti ericonosciuto solo le lesioni personali in un anno e mezzo di reclusione, con la condizionale. Una condanna ridotta ben al di sotto della richiesta della procura, che aveva domandato quattro anni e mezzo.
Ma le motivazioni che La Stampa ha anticipato, rimarcano il fatto che la violenza non sarebbe nata da un impeto irragionevole ma da una “sofferenza umana” legata alla fine di un matrimonio durato vent’anni e sigillato anche con la nascita di due figli. Così, quegli interminabili minuti di pestaggio nelle parole del giudice Gallo diventano lo “sfogo” di un uomo “ferito dall’infedeltà” e dal crollo della sua “comunità domestica“.
Le reazioni alle motivazioni e alla sentenza stessa sono state di segno opposto tra la vittima e l’imputato. Lucia Regna che a malapena riesce a commentare, riferisce tramite la sua psicologa aLa Stampadi sentirsi lei l’imputata. Insieme a lei, in aula, i due figli costituti parte civile, faticano a concepire come possa essere stata presa una decisione del genere che, a loro giudizio,non restituisce giustizia.
I due si sono anche resi promotori di una campagna contro la violenza di genere: lo scorso 25 novembre hanno affisso a scuola la foto del volto di Regna tumefatto con la scritta “Donne denunciate subito”. La difesa dell’imputato incarnata da Giulio Pellegrino, sostiene con fermezza che quanto pronunciato dal giudice sia “esemplare per rigore e attenzione ai fatti“.
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