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Raoul Bova, chiuse le indagini sugli audio rubati: Monzino verso il processo per tentata estorsione

La Procura di Roma contesta a Federico Monzino anche la violazione della corrispondenza. Al centro dell’inchiesta le conversazioni private di Raul Bova con una fotomodella, diffuse sui social nell’estate 2025

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La Procura di Roma ha chiuso le indagini sulla vicenda degli audio privati di Raoul Bova, diffusi senza il consenso dell’attore e diventati di dominio pubblico nell’estate del 2025. Al centro del fascicolo c’è l’imprenditore e pr Federico Monzino, accusato di tentata estorsione e violazione della corrispondenza. La chiusura delle indagini apre ora la strada alla possibile richiesta di rinvio a giudizio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vicenda avrebbe avuto origine il 5 luglio 2025, quando Monzino avrebbe acquisito alcune conversazioni riservate dell’attore, riprendendole dal telefono della vittima. Si trattava di audio relativi a una conversazione tra Bova e una fotomodella, materiale che successivamente sarebbe stato diffuso e rilanciato attraverso i social network.

Pochi giorni dopo, il 9 luglio, l’imprenditore avrebbe fatto ascoltare le registrazioni a Fabrizio Corona, con l’obiettivo, secondo l’ipotesi accusatoria, di favorirne la successiva circolazione. È proprio attorno alla presunta minaccia di divulgare il contenuto delle conversazioni private che si concentra l’accusa di tentata estorsione.

La rilevanza mediatica del caso Raoul Bova

La vicenda aveva rapidamente assunto una forte risonanza mediatica, dopo che gli audio erano stati rilanciati sui social, alimentando indiscrezioni sulla vita privata dell’attore. Gli accertamenti della Procura hanno quindi cercato di ricostruire non soltanto le modalità con cui le registrazioni sono state acquisite, ma anche il percorso seguito dal materiale prima della sua diffusione pubblica.

Raoul Bova è assistito dall’avvocato Davide Leggi, che ha confermato la chiusura delle indagini e ha commentato duramente l’esito dell’inchiesta. “Le indagini hanno consentito di far luce su uno degli episodi più squallidi di sciacallaggio mediatico”, ha dichiarato il legale, riferendosi a chi, secondo la sua ricostruzione, avrebbe agito per denaro e vanità senza preoccuparsi delle conseguenze. Per Leggi, la vicenda dimostrerebbe inoltre l’importanza di denunciare episodi di questo tipo: “È giusto denunciare, senza piegarsi a nessun ricatto”, ha affermato.

Con la notifica della conclusione delle indagini, la posizione di Monzino entra ora nella fase che precede l’eventuale processo. Sarà la Procura a valutare i prossimi passi processuali, mentre l’imprenditore potrà esercitare le proprie facoltà difensive. Al centro del procedimento resta la contestazione di aver cercato di esercitare una pressione sull’attore attraverso la minaccia della diffusione di materiale appartenente alla sua sfera privata.

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