Antichi Telai 1894

Ranucci, gli esecutori dell’attentato restano in carcere: no ai domiciliari

Restano in carcere due degli esecutori dell'attentato a Sigfrido Ranucci: rigettata la richiesta degli arresti domiciliari. I due in questione sono Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello

2 Min di lettura

Il gip di Roma ha deciso chegli esecutori materiali dell’attentato a Sigfrido Ranucci resteranno in carcere, rifiutando la richiesta dei loro legali di poter scontare gli arresti domiciliari. Dunque, restano in carcerePellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due degli arrestati lo scorso 30 giugno per l’attentato al giornalista.

Ranucci, il gip rigetta la richiesta: D’Avino e Passariello restano in carcere

Il gip ha deciso che restano in carcerePellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due degli arrestati per l’attentato a Sigfrido Ranucci, considerati tra gli esecutori materiali dell’azione dinamitarda nei confronti del giornalista. L’attentato era avvenuto sotto casa sua lo scorso 16 ottobre. Per ora come mandante dell’attentato è indagatoValter Lavitola, faccendiere e caro amico della vittima.

I legali di D’Avino e Passariello, Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, giorni fa avevano depositato nei giorni scorsiun’istanza di attenuazione della pena per i loro due assistiti, confidando nei domiciliari.A fornire un parere negativo alla richiesta è stata anche la procura di Roma.

Attentato Ranucci, in attesa del 7 settembre

Il7 settembresi terrà l’udienza davanti alTribunale del RiesameperValter Lavitola, accusato di essere ilmandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci.I suoi legali hanno anticipato che l’ex editore potrebbe rendere dichiarazioni spontanee. Il Riesame dovrà valutare sia le esigenze cautelari, sial’aggravante del metodo mafiosocontestata a Lavitola.

Parallelamente, dovrebbe essere fissato anche l’interrogatorio davanti al pm dei quattro uomini accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato, fermati il 30 giugno. Ranucci potrebbe essere ascoltato come persona informata sui fatti, ma i tempi potrebbero allungarsi.

Durante il primo interrogatorioLavitola ha ammesso il proprio ruolo da mandante, sostenendo di aver agito per “proteggere” il giornalista. Una versione giudicata non convincente dalla Procura. Il legale del conduttore, Roberto De Vita, invece, ha definito la ricostruzione “delirante”.

© Riproduzione riservata

Condividi questo Articolo
consorzio arcale

Avvertenza legale sulle immagini

Alcune delle immagini pubblicate all’interno di questa testata giornalistica sono tratte da fonti online liberamente accessibili. Tali immagini non sono in alcun modo utilizzate per finalità commerciali e i relativi diritti restano di esclusiva titolarità dei rispettivi aventi diritto.

Nonostante le verifiche preventive effettuate dagli autori (incluse, a titolo esemplificativo, l’analisi di metadati, Exif, watermark, loghi o altri segni distintivi), qualora la pubblicazione di un contenuto grafico dovesse risultare lesiva di diritti di proprietà intellettuale o di altri diritti soggettivi, la redazione, su richiesta del titolare, si impegna a rimuoverlo immediatamente o, ove richiesto, a indicarne correttamente l’attribuzione.

Eventuali segnalazioni possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail:proprietaintellettuale@ildifforme.it.

In caso di accertata violazione, la redazione adotterà senza indugio ogni misura necessaria alla cessazione della stessa.