La Procura di Milano ha chiuso per la seconda volta le indagini in relazione al caso della morte di Ramy Elgaml, il ragazzo deceduto a Milano a seguito di una fuga da un posto di blocco a bordo di uno scooter. Fares Bouzidi, il giovane alla guida del TMax, e il carabiniere che era alla guida dell’ultima volante inseguitrice. Il nuovo avviso è stato notificato in quanto vi sarebbero nuove imputazioni e indagati rispetto a quello precedente.
Nel nuovo atto complessivo di conclusione dell’inchiesta figurano anche gli altri sei militari indagati con accuse, a vario titolo, di favoreggiamento e depistaggio per la cancellazione di video e file di testimoni, di false informazioni ai pm e di falso ideologico sul verbale d’arresto per resistenza di Bouzidi. Questa imputazione riguarda anche il carabiniere che guidava che, inoltre, è accusato anche di lesioni nei confronti di Bouzidi per l’incidente.
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Ramy Elgaml, le accuse
I pm contestano a Bouzidi l’omicidio stradale per la fuga pericolosa e senza patente, che avrebbe raggiunto anche “picchi di velocità superiori ai 120 km/h, anche in contromano“, in quanto all’altezza dell’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta lo scooter tentò di girare a sinistra, ma “ci fu poi una repentina ed improvvisa manovra a destra“. Da lì “l’urto” tra il lato posteriore destro del TMax con la “fascia anteriore del paraurti” della Giulietta dei militari.
Proprio a causa di questo urto, lo scooter avrebbe slittato e Ramy sarebbe stato sbalzato contro il palo di un semaforo, per poi essere investito dalla macchina dei militari che si schiantò in quella direzione. Al carabiniere che guidava, i pm contestano il fatto di essersi tenuto “ad una distanza estremamente ravvicinata“, quasi arrivando ad “affiancare” il TMax, senza riuscire ad evitare che quando lo scooter sterò a destra ci fosse l’urto.
Anche lui, dunque, per la Procura, avrebbe concorso nell’omicidio stradale, non considerando nemmeno la “lunga durata dell’inseguimento“. Per questa stessa condotta, poi, il conducente della volante è anche accusato di aver causato lesioni a Bouzidi, con una prognosi di 40 giorni. In questo caso, però, per il militare c’è “l’attenuante” che l’evento non è stato “conseguenza esclusiva” della sua azione.
I pm di Milano nel nuovo avviso di conclusione delle indagini, hanno sostenuto che i 4 carabinieri che firmarono il verbale di arresto per resistenza a pubblico ufficiale avrebbero commesso un falso ideologico perché hanno omesso di “menzionare l’urto tra i mezzi coinvolti“, ossia l’auto dei militari e lo scooter, scrivendo che il motociclo sarebbe “scivolato“. Inoltre, non avrebbero indicato nell’atto “la presenza del testimone oculare“, né avrebbero segnalato la presenza “di una dashcam personale” e di una “bodycam“, che avevano ripreso “l’intera” fase “dell’inseguimento“.
Di fronte a queste nuove accuse, il leader della Lega, Matteo Salvini, si è schierato a favore delle forze dell’ordine. “Carabinieri a processo per la morte di Ramy? Un’altra richiesta assurda e vergognosa“, ha scritto sui suoi canali social, aggiungendo: “Onore all’arme e alle nostre forze dell’ordine! Riforma della Giustizia? Sì, grazie“.
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