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Più libri più liberi, scatta la polemica su presunto editore fascista: da Barbero a Zerocalcare, chi ne chiede l’esclusione

Il presidente dell'Aie ha sostenuto che spetta solamente alla Magistratura il compito di vigilare e verificare sulla liceità delle azioni e sulla opportunità della presenza di quei testi in un Paese come il nostro, in cui esiste il divieto di apologia del fascismo

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Dal 4 all’8 dicembre 2025, la fiera della Piccola e Media editoria “Più Libri Più Liberi” approderà come ogni anno alla Nuvola dell’Eur, a Roma. A pochi giorni dall’inizio dell’evento, si è innalzata una bufera riguardante la decisione dell’Associazione Italiana Editori (Aie) di includere tra le case editrici partecipanti Passaggio al Bosco, considerata una realtà di area neofascista da alcuni altri autori e personaggi del parterre culturale italiano.

Di fronte alla mancanza di risposte su questa decisione, ben 89 tra autori, editori e personalità culturali, e del mondo dello spettacolo hanno firmato una lettera indirizzata all’Aie proprio per chiedere spiegazioni sulla presenza di questa casa editrice alla fiera. Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Zerocalcare, Anna Foa, Domenico Starnone, Christian Raimo, Caparezza e Stefano Feltri, sono solo alcuni degli autorevoli nomi che si sono schierati contro la decisione dell’Associazione.

Più libri più liberi, la lettera firmata da 89 autori

Il catalogo di Passaggio al bosco si basa in larga parte sull’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita“, si legge nella lettera, che fa riferimento ad una questione che è stata posta per la prima volta lo scorso 27 novembre dall’ex deputato del Pd Emanuele Fiano, il quale aveva chiesto all’organizzazione se fosse “necessario ospitare editori di chiara fede neonazista o neofascista“.

Gli autori che hanno deciso di sottoscrivere la lettera hanno sottolineato come per prendere parte a “Più libri più liberi” sia necessario che gli espositori aderiscanoa tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani“. Una clausola che, dal loro punto di vista non sarebbe rispettata da Passaggio al Bosco.

Nelle dichiarazioni dell’editore i titoli dovrebbero rappresentare ‘il punto di vista del pensiero identitario‘; quale sia precisamente questo punto di vista lo si capisce scorrendo le schede dei libri compilate dall’editore stesso: il pamphlet scritto da Leon Degrelle, fondatore della divisione vallona delle Waffen Ss, rappresenterebbe un ‘impareggiabile contributo alla formazione dell’élite militante'” mentre “i volontari delle brigate nere sono protagonisti della ‘Eroica resistenza degli ultimi fascisti“, si legge in un dei passaggi più duri della missiva.

Più libri più liberi, la risposta dell’Aie

Di fronte a questa contestazione, il presidente dell’Aie, Innocenzo Cipolletta, ha deciso di rispondere personalmente, chiarendo che a Più Libri più liberi non sono ammessi editori sulla base delle loro linee editoriali, ma chiedendo che questi si impegnino a rispettare le norme della Costituzione.

Dopo aver preso le distanze dall’ideologia della casa editrice intorno a cui gira la vicenda, Cipolletta ha sostenuto “di non poter giudicare se tale sottoscrizione, come tutte le altre, sia stata fatta in buona o cattiva fede, perché questo aprirebbe uno spazio di discrezionalità nella scelta degli espositori che limita la loro libertà di pubblicazione“.

Il presidente dell’Aie ha quindi sostenuto che spetta solamente alla Magistratura il compito di vigilare e verificare sulla liceità delle azioni e sulla opportunità della presenza di quei testi in un Paese come il nostro, in cui esiste il divieto di apologia del fascismo.

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