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Pisa, sedata rivolta in carcere partita da una live Tik Tok: arrestati 4 promotori

La rivolta scoppiata dopo che sarebbero state rinvenute “cimici” per scopi investigativi è stata sedata. “La Polizia penitenziaria non può essere lasciata sola” è l’appello del Sappe

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È stata sedata la rivolta avvenuta nella serata di ieri nella Casa circondariale di Pisa. Lo conferma il ministero della Giustizia, mentre a delucidare sulla situazione è Stefano Carmine De Michele, capo della Dap, che in una nota scrive: “La situazione critica è stata perfettamente fronteggiata dalla Polizia penitenziaria”.

Il capo della Dap spiega che “non è stato necessario ricorrere alla forza grazie alla straordinaria professionalità dei negoziatori del Corpo che hanno ottenuto l’apertura del reparto da parte dei rivoltosi”. Per sedare la rivolta, si legge nella nota, è stato necessario l’intervento dei negoziatori e di tre squadre del Gruppo di intervento operativo, giunte con un aereo militare. Secondo quanto emerso, “i capi della rivolta – i quattro presunti promotori– sono stati tratti in arresto e assicurati alla giustizia”, mentre al vaglio resta anche la posizione dei numerosi detenuti che hanno partecipato alla rivolta.

Pisa, l’appello del Sappe: “La Polizia penitenziaria non può essere lasciata sola”

Sul fatto avvenuto al Don Bosco di Pisa interviene Francesco Oliviero, segretario regionale toscano del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria). Il segretario sostiene che “quanto accaduto conferma la necessità di rivedere urgentemente le piante organiche e di adeguarle alle reali esigenze degli istituti penitenziari di tutto il distretto”. L’appello riguarda il fatto che la “polizia penitenziaria non può essere lasciata sola a fronteggiare emergenze strutturali: servono uomini, risorse, e interventi concreti da parte del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e del ministero della Giustizia”.

Cosa è successo al Don Bosco

Secondo le prime informazioni trapelate sulle motivazioni della rivolta, è emerso che alcuni detenuti avrebbero scoperto delle “cimici” per scopi investigativi. Poi la live su Tik Tok dove un recluso di origini albanesi ha raccontato il fatto in diretta social domandando aiuto dall’esterno. Al vaglio degli investigatori resta comunque comprendere cosa sia successo. Oltre a questo, da tempo vengono segnalati problemi di sovraffollamento e carenze igieniche nella struttura.

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