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Peste suina: Coldiretti e i 500 manifestanti a Lucca

Oltre 500 agricoltori di Coldiretti Toscana manifestano a Lucca contro la gestione dell’emergenza sanitaria Peste Suina Africana: 43 i comuni colpiti, tra Lucca, Massa Carrara e Pistoia. Il virus minaccia allevamenti, filiere d’eccellenza e agriturismi. Dopo l’incontro con la Prefetto, Coldiretti chiede interventi urgenti per contenere i cinghiali e fermare il contagio

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Fermate la peste suina prima che sia troppo tardi!“, questo il grido d’allarme dei 500 agricoltori e allevatori di Coldiretti Toscana in piazza del Giglio, sotto la prefettura di Lucca, nella giornata di giovedì 6 Novembre. Il presidio dei manifestanti ha mirato alla protesta contro la diffusione della Peste Suina Aficana (PSA) e alla richiesta alle istituzioni regionali della Toscana di un cambio di passo nella gestione dell’emergenza sanitaria, la quale, considerando lo stato attuale della situazione, si è rilevata inefficiente e tardiva.

A guidare la manifestazione la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani accanto ai presidenti di Lucca e Massa Carrara, Andrea Elmi e Francesca Ferrari. Al fianco degli agricoltori, viene spiegato in una nota, numerosi sindaci di comuni delle province di Lucca e di Massa Carrara, consiglieri regionali, il presidente della provincia di Lucca, Marcello Pierucci, il presidente dell’Unione dei Comuni della Garfagnana, Raffaella Mariani e dell’Unione dei Comuni della Lunigiana, Annalisa Folloni.

Coldiretti ha ricordato che in Toscana sono stati 88 i cinghiali morti risultati infetti, di cui quattro nella zona di Piazza al Serchio (Lucca) nelle ultime settimane. Secondo i manifestanti, infatti, questi animali scorrazzano fuori controllo nei boschi, giungendo anche agli ambienti urbani, nei quali si muovono con insolita familiarità.

I numeri del virus: ripercussioni sulle filiere suinicole e sulle attività agrituristiche

Attualmente sono 43 i comuni tra Massa Carrara, Lucca e Pistoia inseriti in zona di restrizione da Peste Suina Africana che rientrano nelle Ordinanze Commissariali; in particolare, 25 nella provincia di Lucca, 1 in provincia di Pistoia e 17 comuni appartenenti alla provincia massese, dove è stato riscontrato il virus per la prima volta a luglio 2024.

Viene descritto dunque un quadro che dipinge un avanzamento pericoloso e rapido del contagio. “La peste suina deve essere fermata prima che sia troppo tardi”, ha spiegato Cesani, “I cinghiali sono una calamità nella calamità: oltre a devastare raccolti e ad essere un pericolo per la sicurezza stradale e pubblica, sono i portatori di questo virus. Il fatto che il virus non sia trasmissibile all’uomo, ed uccida solo i suini, non significa che debba essere trascurato“.

La rapida diffusione del virus, capace di percorrere oltre cento chilometri in pochi mesi, sta causando preoccupazione in tutta la filiera della lavorazione e del commercio delle carni suine. Le ripercussioni sulle attività agricole nelle zone soggette a restrizioni, la cui esistenza è legata alla filiera suinicola, includono il pericolo di subire perdite finanziarie in seguito a un incremento del virus negli allevamenti, con richieste di abbattimento di tutti gli animali. Si assiste a costi aggiuntivi per le misure di biosicurezza rafforzate necessarie nelle fattorie, restrizioni alla libera circolazione degli animali e l’obbligo di informare prontamente le autorità riguardo a dati e informazioni connessi alla mortalità degli animali.

Le dichiarazioni di Cesani e le speranze dei manifestanti

“All’origine di tutto c’è una sottovalutazione dei pericoli e dell’impatto dell’epidemia che espone a conseguenze pesantissime 4mila allevamenti suinicoli e 140mila capi in tutta la Toscana insieme a filiere di eccellenza come la Cinta Senese ed il Prosciutto Toscano che valgono 50 milioni di euro. Ma a rischio ci sono anche migliaia di imprese agrituristiche”, dichiara amareggiata Cesani.

Quest’ultima, in seguito all’incontro con la Prefetto di Lucca Giuseppa Scaduto, ritenuto dalla presidente regionale della Coldiretti soddisfacente e costruttivo, ha comunicato un prossimo colloquio previsto per il 12 novembre con il Commissario Giovanni Filippini. Lo scopo sarà quello di fare il punto della situazione e di organizzare una riunione tra “tutti gli attori di questa piaga”.

La richiesta degli allevatori e degli agricoltori è quindi una svolta decisiva nell’implementazione delle strategie per la riduzione della popolazione di cinghiali delineate nel piano commissariale, l’adozione senza indugi di trappole efficienti per il controllo degli ungulati nelle aree agricole disponibili e, infine, alle autorità, di prendersi ciascuna le proprie responsabilità per fermare la propagazione del virus. Riusciranno ad essere ascoltati?

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