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Parma, docenti picchiati: indagati e perquisiti 3 studenti

La Procura per i minorenni indaga su tre ragazzi di 15, 16 e 17 anni dopo il pestaggio di due professori dell’Itis Leonardo da Vinci di Parma. Uno dei docenti però rifiuta la denuncia: “Il mio è un gesto educativo”

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Hanno 15, 16 e 17 anni i tre ragazzi finiti sotto indagine per l’aggressione avvenuta nei giorni scorsi aParma, in un parco vicino all’Itis Leonardo da Vinci.La Procura per i minorenni di Bologna contesta, a vario titolo, accuse diviolenza o minacce aggravatenei confronti del personale scolastico nell’esercizio delle proprie funzioni.

Al ragazzo più giovane viene contestato anche ilreato di lesioni aggravate dall’uso di arma impropria: secondo gli inquirenti avrebbe colpito uno dei docenti al torace utilizzando unacintura con fibbia metallica. Nei giorni scorsi la polizia ha eseguito perquisizioni nelle abitazioni dei tre giovani, sequestrando telefoni cellulari e gli abiti indossati durante l’episodio.

Sospesi per trenta giorni dalla scuola di Parma

I tre studenti sono stati sospesi da scuola per trenta giorni. L’aggressione, ripresa in un video poi circolato sui social e nelle chat, ha suscitatoforti polemiche a livello nazionale. Nelle immagini si vede ungruppo di ragazzi circondare i docenti, colpendoli con calci, pugni e bastonate mentre altri studenti ridono e filmano la scena con il cellulare.

Uno dei professori viene spinto a terra e colpito alla schiena. Solo l’intervento di un terzo insegnante riesce a fermare la violenza del gruppo.

Il professore: “Non li denuncio”

Uno dei docenti coinvolti, insegnante di Sistemi e Reti all’Itis di Parma dal 1985, ha però scelto dinon presentare denuncia.In un’intervista alCorriere della Seraha spiegato di aver trascorso due ore in questura, dove gli investigatori avrebbero cercato di convincerlo a procedere legalmente contro i ragazzi.

Non considero un’aggressione quella che si vede nel video e io non ho subito alcun danno. Considero il mio non denunciare unintervento educativo“, ha dichiarato il professore. Secondo il docente, “la querela di parte è sbagliata per principio” perché “uno Stato deve sapere quando agire, senza delegare i cittadini“.

“Non è stata un’aggressione”

Il professore ha ricostruito anche l’origine della vicenda. Tutto sarebbe iniziato la mattina, quandoaveva rimproverato uno studente visto prendere a calci una lattina contro un’autoparcheggiata fuori dalla scuola. Nel pomeriggio, uscendo dall’istituto insieme a un collega, avrebbe ritrovato il ragazzo insieme ad altri giovani nel parco vicino alla scuola.

Vedendolo gli ho chiesto se avesse bisogno di altre spiegazioni“, racconta il docente, precisando di aver tentato nuovamente di parlargli prima che la situazione degenerasse. Secondo il professore, si sarebbe trattato di “un ragazzo con le idee confuse e poco intelligente, come può esserlo un adolescente di 16 anni“.

Lo scontro con Valditara e le reazioni politiche

Il docente ha criticato duramente anche le dichiarazioni del ministro dell’IstruzioneGiuseppe Valditara,intervenuto dopo il caso condannando ogni forma di giustificazionismo verso le aggressioni al personale scolastico.

Penso che le sue parole siano quelle di una personaincompetente“, ha detto il professore, contestando in particolare alcune posizioni del ministro sull’umiliazione degli studenti come strumento educativo.

Sull’episodio è intervenuto anche il ministro della DifesaGuido Crosetto, che sui social ha chiesto “conseguenze dure”per tutti i ragazzi coinvolti. “Chi ha agito, chi ha incitato, chi ha riso e chi ha condiviso il video deve capire la gravità del gesto“, ha scritto Crosetto, sottolineando che “lo Stato non può accettare violenze contro chi lo serve, a maggior ragione contro un professore“.

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