Papa Leone XIV torna sugli abusi al Giubileo della Consolazione: “Oggi la Chiesa si inginocchia alle vittime “

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E’ la veglia di preghiera delGiubileo della Consolazione, quandoPapa Leone XIVdedica parte dell’omelia alle vittime di abusi per mano della Chiesa. Un momento delicato, intimo e sincero, in cui il Santo Padre si rivolge direttamente a tutti coloro che hanno subito “l’ingiustizia e la violenza dell’abuso“. Le sue parole riecheggiano in quel silenzio imperscrutabile come un balsamo emolliente su una ferita dolorosa, tanto per la Chiesa quanto per i “fratelli e le sorelle” coinvolti.

La riflessione del Pontefice parte dal significato stesso del Giubileo: “Il dolore non generi violenza” che “non è l’ultima parola, perché vinta dall’amore che sa perdonare“, anche se “la violenza patita non può essere cancellata“. E da qui, ricorda che la Vergine Maria, “ripete oggi: ‘Io sono tua madre’. E nessuno può togliere questo dono personale offerto a ciascuno. E la Chiesa, di cui alcuni membri purtroppo vi hanno ferito, oggisi inginocchia insieme a voi davanti alla Madre. Che tutti possiamo imparare da lei a custodire i più piccoli e fragili con tenerezza!“.

Un modo spiritualmente concreto per affrontare il doloroso e complesso tema degli abusi della Chiesa, facendo sentire la vicinanza e il chiedere perdono del Papa a nome dell’intera istituzione. E come ogni volta da quando ha varcato il soglio di Pietro, Prevostparte da e ritorna aCristo, con la cui grazia, “si può trasformare tutto il dolore” e nel “momento del buio anche contro ogni evidenza, Dio non ci lascia soli; anzi, proprio in questi frangenti siamo chiamati più che mai a sperare nella sua vicinanza di Salvatore che non abbandona mai“.

Esattamente il modo più cristiano per affrontare le difficoltà che attanagliano la vita, quando la speranza di riuscire a riveder la luce sembra spegnersi. “Le lacrime sono un linguaggio,che esprime sentimenti profondi del cuore ferito– spiega il Papa –Le lacrime sono un grido muto che implora compassione e conforto“, e ancor prima sono “liberazione e purificazione degli occhi, del sentire, del pensare“. Per questo, secondo il Santo Padre, non bisogna vergognarsi di piangere perché è un modo per esprimere i sentimenti, come la tristezza e il “bisogno di un mondo nuovo“. Insomma, “è un linguaggio che parla della nostra umanità debole e messa alla prova, ma chiamata alla gioia“.

Ebbene, perché come esiste e si manifesta il dolore personale, così, “esiste il dolore collettivodi intere popolazioni che, schiacciate dal peso della violenza, della fame e della guerra, implorano pace. È un grido immenso“. Papa Leone non perde occasione per evocare la pace e il ripristino di essa in un mondo invece piegato dalla guerra e dalle vittime che fa quotidianamente.

La vera consolazione che dobbiamo essere capaci di trasmettere è quella di mostrare che la pace è possibile, e che germoglia in ognuno di noi se non la soffochiamo“, sottolinea invocando i “responsabili delle Nazioni” all’ascolto del “grido di tanti bambini innocenti,per garantire loro un futuro che li protegga e li consoli, in mezzo a tanta prepotenza Dio non farà mancare gli operatori di pace“.

Solo lo scorso 12 settembre, il Pontefice aveva affrontato per la prima volta, l’argomento tanto delicato ma sempre presente all’interno dell’istituzione della Chiesa cattolica. Un tema che ha deciso di prendere in mano in uno dei luoghi ad esso più adatto, ovvero dinanzi ai vescovi appena nominati: “I comportamenti inappropriati da parte del clero non possono essere messi in un cassetto“.

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