Nuovo tassello nelle indagini sulla rete di protezione che per anni avrebbe garantito la latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro. I carabinieri del Ros, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Palermo,hanno eseguito una serie di perquisizioni nell’abitazione e in altri immobili riconducibili a Francesco Burrafato, 85 anni, ex primario dell’ospedale di Castelvetrano e da tempo in pensione.
Ilmedico è indagato per favoreggiamento aggravato dall’aver agevolato Cosa nostra.Durante le operazioni, però, gli investigatori hanno rinvenuto una pistola con la matricola abrasa, circostanza che ha portato al suo arresto in flagranza per detenzione abusiva di arma da fuoco. Il provvedimento è stato disposto dalla Procura di Trapani, competente per territorio. L’arma sarà sottoposta ad accertamenti balistici per verificare se sia stata utilizzata in episodi di sangue o in altri delitti riconducibili alla criminalità organizzata.
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L’inchiesta su “Parmigiano”
L’inchiesta, coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia e dai sostituti Gianluca De Leo e Piero Padova, si inserisce nel più ampiofilone investigativo volto a ricostruire la rete di sostegno che avrebbe consentito a Matteo Messina Denaro di sottrarsi alla cattura per oltre trent’anni.
Secondo gli inquirenti,Burrafato sarebbe l’uomo indicato con il nome in codice di “Parmigiano”nei pizzini rinvenuti nel covo del capomafia dopo il suo arresto. In uno dei messaggi, mai recapitato e destinato alla sorella del boss, Rosalia Messina Denaro, il latitante impartiva precise istruzioni affinché venisse richiesto al “Parmigiano” un prestito di 40 mila euro, da restituire successivamente e da consegnare in più tranche attraverso una persona indicata con il soprannome di “Fragolina”.
Gliinvestigatori ritengono che dietro quel soprannome si celasse una persona di assoluta fiducia della famigliamafiosa, dotata di consistenti disponibilità economiche e in grado di mantenere contatti con i congiunti del boss senza destare sospetti. Proprio queste caratteristiche avrebbero portato gli inquirenti a identificare l’ex medico con il misterioso “Parmigiano”.
I rapporti di Burrafato con Messina Denaro
Le indagini hanno inoltre evidenziato comeBurrafato e alcuni suoi familiari avessero rapporti di lunga data con i Messina Denaro.Nel 1988 il professionista fu consulente di parte per l’autopsia di Francesco Messina Denaro, detto “don Ciccio”, padre del capomafia, morto mentre si trovava in latitanza. Negli atti vengono inoltre richiamate fotografie che ritraggono il medico insieme ai membri della famiglia mafiosa e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Angelo Siino, che aveva già riferito dei rapporti esistenti tra Burrafato e il clan.
Secondo quanto emerge dal decreto di perquisizione, già tra il 2013 e il 2014 Rosalia Messina Denaro e i figli Francesco e Maria Guttadauro avrebbero avanzato richieste di denaro all’ex primario attraverso messaggi dal contenuto ambiguo.Per la Direzione distrettuale antimafia, Francesco Burrafato rappresenterebbe una figura di sicura affidabilità,che sarebbe stata disponibile a sostenere economicamente la latitanza del boss stragista. L’inchiesta prosegue ora su due fronti: da un lato la ricostruzione dei presunti rapporti tra l’ex medico e la famiglia Messina Denaro, dall’altro gli accertamenti sulla pistola sequestrata.
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