Un messaggio di speranza lanciato tramite un momento di preghiera: la cantante israelianaNoa è rimasta bloccata a Firenzein seguito allo scoppio della guerratra Stati Uniti, Israele e Iran. La cantante si trova nel capoluogo toscano per iniziare i preparativi del festivalRe-Imagine Peace, un evento musicale che ha come obiettivo quello di costruire un dialogo tra artisti palestinesi e israeliani che si terrà a luglio.
Sui socialNoaha condiviso un video girato nella chiesa di San Salvatore al Monte, che ritrae la musicista mentre canta una canzone tradizionale dello Shabbat. Sotto il post la musicista ha scritto:“Angeli della pace, proteggete i miei cari. Anche se è una chiesa, i miei angeli sono con me ovunque e ora più che mai. Sereno e sereno sabato presto ci abbracceremo”.
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Noa si è sempre esposta per la pace. In un’intervista rilasciata aRepubblica,ha confessato di essersi sentita “male” una volta appresa la notizia del nuovo conflitto contro l’Iran.La cantante ha definito “molto brutta” la situazione in Israelee si è esposta ulteriormente, dichiarando:“Le persone come me, che hanno dimostrato contro il governo autoritario israeliano,sapevano che l’ultima carta di Netanyahu per salvarsi sarebbe stata la guerra. È un gioco politico più grande del conflitto tra Israele e Iran. È un incubo per tutti noi”.
Inoltre, ha aggiunto: “Preghiamo per le persone in Iran, che saranno libere dal regime, male loro vite sono in pericolo. Sento che siamo nelle mani di leader che danno le nostre vite per scontate”.Le parole della musicista israeliana sono forti e non contengono paura. Una paura che Noa ha respinto anche dimostrando la volontà di tornare a casa dalla sua famiglia: “Per fortuna, se tutto va bene, tornerò a casa martedì di notte con un volo da Roma a Tel Aviv.È pericoloso, ma preferisco stare con la mia famiglia anche se giorno e notte bisogna nascondersi nei rifugi”.Le parole di Noa non devono scivolare nel silenzio, perché sono la dimostrazione concreta che a subire realmente le conseguenze dei conflitti attuali sono sempre i cittadini: persone, esseri umani.
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