“Il cedimento non è colpa della natura”, ha affermato il sindaco di Niscemi. Non si tratterebbe di un evento improvviso, ma di una catastrofe preannunciata. Questa almeno la linea che potrebbe emergere dall’inchiesta aperta dalla Procura di Gela sulla frana che ha colpito Niscemi. I magistrati stanno passando al vaglio una mole di documenti che raccontano una storia lunga quasi 30 anni, fatta di allarmi tecnici, ordinanze di emergenza e interventi mai realizzati. Nel mirino dell’indagine non ci sono solo il Comune e i suoi amministratori, ma anche la Regione Siciliana, che secondo gli atti avrebbe potuto essere a conoscenza del rischio idrogeologico.
Secondo la tesi sostenuta dal ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, i sindaci non avrebbero mai segnalato urgenze durante il suo mandato da governatore. A mettere in discussione questa argomentazione, però, sarebbe una relazione del Genio civile di Caltanissetta del luglio 2019. La Repubblica, infatti, riporta che nel documento in questione si parlava di versanti in movimento e di un dissesto attivo, con la possibilità di ulteriori evoluzioni. Il Piano per l’assetto idrogeologico è stato aggiornato solo nel marzo 2022, certificando formalmente l’esistenza di una frana attiva che, nei fatti, era già nota dagli anni precedenti.
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Scuole chiuse, bambini senza aule e la paura dei cittadini
Mentre la burocrazia cerca di fare il suo corso, Niscemi fa i conti con le conseguenze della frana. Due scuole, San Giuseppe e Belvedere, sono state dichiarate inagibili perché rientrano nella zona rossa. Per 323 bambini dell’infanzia e della primaria non ci sarà un ritorno nelle loro aule: dovranno ricominciare altrove, in spazi ancora da individuare. La Prefettura di Caltanissetta coordina una corsa contro il tempo per garantire la ripresa delle lezioni già da lunedì.
Inoltre, un team di psicologi infantili, insieme agli operatori di Save the Children, sta affiancando insegnanti e famiglie per aiutare i più piccoli a superare lo shock. “Devono vivere il qui e ora, come se fosse un nuovo primo giorno di scuola”, spiega Antonella Campo, direttrice del servizio psicologia dell’Asp di Caltanissetta, a La Repubblica. L’indicazione è quella di evitare parole come “frana” o “tragedia” e mantenere i bambini insieme, per ricostruire almeno una parvenza di normalità mentre fuori l’allerta meteo continua a mantenere la città con il fiato sospeso.
La visita di Salvini, le dichiarazioni e le promesse
Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, come la presidente del Consiglio, ha scelto l’elicottero per sorvolare le zone colpite lungo le coste siciliane e calabresi, fermandosi a Furci Siculo ma evitando Niscemi. Una decisione che ha alimentato amarezza e rabbia tra i cittadini, già provati da strade distrutte, attività spazzate via e infrastrutture fragili. “Che vengono a fare volando? Le strade devono fare per capire quello che succede qui”, questo il commento di una ragazza riportato da La Repubblica, che riassume lo stato d’animo della popolazione siciliana.
Davanti ai sindaci e ai giornalisti Salvini promette “interventi rapidi e assicura che non si tratterà di mesi, ma di settimane”. Difende il progetto del Ponte sullo Stretto e respinge l’ipotesi di spostare risorse: “Non possiamo aiutare i siciliani togliendo soldi ai siciliani”. Parole che però sembrano risuonare distanti in una terra dove la frana di Niscemi ha aperto una ferita profonda, dove si attendono delle risposte concrete.
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