Nessy Guerra, l’ex marito uscito dal carcere: ‘Le nostre vite valgono 83 euro’

Nonostante la condanna a sei mesi per aver minacciato e aggredito il viceconsole onorario Orazio Gioacchini, l’ex marito di Nessy Guerra è fuori dal carcere dopo aver pagato una cauzione di 83 euro

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Nessy Guerra ha nuovamente paura. La 27enne originaria di Sanremo bloccata in Egitto teme che il suo ex marito, Tamer Hamouda, possa tornare a cercare lei e la loro figlia di 3 anni.L’uomo di 36 anni è uscito dal carceredopo cheera stato arrestato perchè avrebbe minacciato il viceconsole onorario a Hurghada, Orazio Gioacchini.

Il 36enne italo-egiziano è a piede libero dopo aver pagato unacauzione di cinquemila sterline egiziane, che equivalgono circa a 83 euro. Dunque, l’uomo è uscito dal carcere nonostante fosse stato condannato a sei mesi per la presunta aggressione al viceconsole. Nel frattempo,la 27enne resta bloccata in Egitto insieme alla figlia di 3 anni a causa della condanna in primo e secondo grado per adulterio. Secondo quanto riportaRepubblica, la donna, che vive in una località segreta in accordo con il consolato, ha commentato l’accaduto sostenendo di sapere già “quello che succederà adesso.Quell’uomo tornerà a cercarci. Carcere per l’ennesima volta. Purtroppo le nostre vite valgono 83 euro”.

Nessy Guerra, il processo per “adulterio”

Secondo quanto emerso, la madre di Tamer Hamouda avrebbe preso un aereo per Roma. Per Nessy Guerra inizia a sfumare le speranza che la figlia non venga affidata alla famiglia dell’ex marito, dato che la piccola non può lasciare l’Egitto fino ai 21 anni. Dopo la scarcerazione di Tamer Hamouda, questa evenutalità è ancora da prendere in considerazione. A differenza del 36enne, il calvario della giovane è tutt’altro che terminato.

Dopo le sentenze in primo e secondo grado, con la condanna della donna a sei mesi di carcere,la 27enne ha preparato e depositato il ricorso in Cassazionetramite il suo avvocato in Egitto e il legale di Sanremo Agata Armanetti. Per la donna il percorso è ancora lungo: entro quattro o sei mesi dovrebbe essere fissata l’udienza al Cairo.

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