“Abbiamo avuto la brutta notizia che le ricerche di Marco sono state sospese“. Una fase che si sperava non si dovesse attraversare in questi giorni di estrema tensione per il biologo teramano 37enne disperso in Nepal dallo scorso 3 novembre, dopo che una valanga ha travolto la spedizione internazionale di alpinisti diretta sul picco Dolma Khang e che ha provocato la morta già del fotografo abruzzese Paolo Cocco insieme ad altri 6 escursionisti.
A dare notizia della sospensione delle ricerche è stato il fratello di Marco Di Marcello, Gianni che è in contatto diretto con l’istruttore pilota Manuel Munari, uno dei coordinatori delle squadre di soccorso nonché capo di Avia Mea, che ha confermato l’annuncio. “Purtroppo – scrive via Facebook – dobbiamo annunciare che la missione Yalung Ri è stata sospesa a causa della forte presenza di neve supercompatta, rendendo impossibile scavare al momento“. Un ultimo devastante aggiornamento che grava sulla già estremamente pesante situazione. Munari ha quindi tenuto a sottolineare che saranno monitorate le condizioni e si valuteranno le opzioni su come proseguire in futuro.
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Intanto, oltre a Marco Di Marcello, risultano ancora dispersi anche un altro italiano, l’altoatesino Markus Kirchler, il tedesco Jakob Schreiber e i nepalesi Mere Karki e Padam Tamang. “Secondo quanto abbiamo capito – spiega infatti Gianni Di Marcello – le condizioni meteo per il volo non sono ideali e la neve su cui lavorano i soccorritori è molto compatta e piena di detriti rocciosi su cui è difficile scavare“.
Nello specifico, come spiegato dallo stesso Munari all’Agi, sono stati marcati tutti i punti ma il deposito della valanga avrebbe reso la neve talmente dura e con una altezza che varia dai due ai sei metri, rendendo impossibile qualsiasi tipo di manovra. “La valanga è arrivata sul ghiacciaio con tante rocce di grandi dimensioni e la ricerca a quel punto diventa molto difficile“. Munari e Michele Cucchi, guida alpina e soccorritore, sono rientrati a Kathmandu dalla missione di soccorso e ricerca sullo Yalung Ri, montagna alta 5.630 metri nella zona dell’Everest in Himalaya in territorio nepalese, per le ricerca dei cinque alpinisti dispersi.
Munari e Cucchi hanno operato in stretto coordinamento con Agostino Da Polenza, storico capo spedizione e famoso anche per aver fondato, assieme al professor Ardito Desio, il Comitato Ev-K2-CNR. Nelle operazioni sono stati utilizzati rilevatori Recco sorvolando la zona interessata, ovvero strumenti in grado di captare segnali da dispositivi riflettenti o da componenti metallici dell’attrezzatura.
Quanto al recupero di Di Marcello, Kirchler e degli altri tre ‘dispersi’ – in gergo alpinistico se non si trova il corpo la persona resta ‘dispersa’ – Munari e Cucchi spiegano che, “se dovesse cadere una nuova valanga a quel punto il ritrovamento degli alpinisti diventerebbe quasi impossibile perché la neve andrebbe a compattarsi ulteriormente e non si esclude che sotto la valanga ci siano dei crepacci, se invece la situazione resterà invariata rispetto a oggi, il caldo dell’estate prossima scioglierà la neve, quindi aumenterà di molto la
possibilità di ritrovare gli alpinisti” e ricordano che “siamo su un territorio glaciale e a quote molto elevate“.
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