Un nuovo inizio era ciò che doveva rappresentare la vacanza in Egitto per Angela, una delle sopravvissute al tragico naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio 2012. Così, però, non è stato, con il viaggio che si è trasformato in un incubo quando le sue due figlie hanno subito un’intossicazione alimentare che ha preoccupato la madre e annullato tutti i piani.
Naufragio Concordia, il ricordo di Angela
Sono passati 11 anni dal naufragio della Costa Concordia, ma i momenti di terrore sono ancora impressi nella mente dei sopravvissuti, come Angela che, nell’intervista alla Repubblica, ha rievocato l’incubo vissuto con la figlia: “Eravamo sul ponte numero 4 e le scialuppe non erano più utilizzabili. Mi sono resa conto che non avrei mai portato a casa la bambina e che eravamo spacciate. L’apocalisse, tanto che sono svenuta dal dolore quando ho fissato mia figlia negli occhi”.
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Per Angela e la sua bambina, però, è fortunatamente arrivato il soccorso: “Quando ho visto sotto di noi una scialuppa ho lanciato mia figlia così che potesse tornare a casa. Lei ha però avuto delle convulsioni e così hanno fatto scendere anche me”. Nonostante si siano salvate, il dolore e il ricordo della tragedia continua a provocare dolore: “Urlavo nelle sue orecchie (della figlia ndr) la canzoncina che utilizzavo per addormentarla pur di non farle sentire le grida delle persone. Erano disumane, il Titanic dal vivo”.
L’intossicazione alimentare rovina il nuovo inizio
Il ricordo dell’incubo vissuto durante il naufragio della Concordia non tormenta solo il passato ma anche il presente di Angela che da quel momento non è più riuscita a osservare il mare con gli stessi occhi di prima. Per questo motivo, quest’estate, ha tentato di ripartire e riprendere la sua vita e quella delle sue due bambine con una vacanza a Marsa Alam in Egitto, ma non da sola: “Con me è venuta la mia migliore amica, che è una sorella perché da sola non ce l’avrei mai fatta”.
Il viaggio, però, purtroppo non ha avuto l’effetto sperato a causa di un’intossicazione avuta dalle due bambine e dal figlio della sua amica, durante un’escursione nel deserto: “Hanno iniziato con il vomito, poi la febbre si è alzata fino a 41 e la pressione era scesa a 38. Abbiamo passato una settimana con loro tre fermi a letto con le flebo attaccate. Addirittura forse sarebbe stato necessario il trasporto a Il Cairo in ospedale. Tornati a Roma, hanno continuato per 5 giorni le cure e sono guariti”.
Un’esperienza che ha danneggiato soprattutto a livello emotivo la famiglia di Angela già afflitta dal doloroso ricordo del 2012, ma anche economico: “Ho speso oltre 6 mila euro, i risparmi di anni. Sono una madre separata di due bambine, senza mantenimento. Ho fatto sacrifici per permettermi una vacanza così speciale”. Il rimborso per le esperienze non usufruite non è arrivato: “Ci hanno detto che avevamo comunque dormito nelle camere, ma non abbiamo utilizzato i servizi del resto del viaggio”.
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