“Poliziotti infedeli si sono venduti e per soldi, con un tariffario, usavano computer e password per esfiltrare dati su imprenditori, personaggi dello spettacolo, cantati e calciatori famosi e hanno ceduto queste informazioni“. E’ Nicola Gratteri, procuratore di Napoli, a rendere nota la presunta grande organizzazione criminale, smantellata grazie a questa maxi-operazione, e che vede iscritte nel registro degli indagati 30 persone, di cui 29 raggiunti dalle misure cautelari. Ovvero, quattro in carcere, sei ai domiciliari, 19 con obbligo di dimora.
L’elemento più rilevante e sconcertante è che, coinvolti all’interno di questa organizzazione, vi sarebbero esponenti delle forze dell’ordine. Per gli inquirenti, gli agenti avrebbero sfruttato la loro posizione per accedere a banche dati riservate, rubare informazioni e poi rivenderle in pacchetti in cambio di ingenti somme di denaro.
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La maxi operazione a Napoli
E dalle carte, cuore dell’indagine tra Napoli, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano, coordinata dalla Procura di Napoli in coordinamento con la Procura nazionale antimafia, diversi poliziotti, tra i quali molti attualmente in servizio in questure della Campania, accedevano alle banche dati di INPS e Agenzia delle Entrate per rubare dati sensibili che riguardano calciatori, vip e imprenditori. Questi dati venivano, quindi, poi rivenduti a agenzie di recupero crediti o agenzie investigative, che a loro volta rivendevano o li usavano per pratiche proprie.
La presunta fitta organizzazione criminale è stata smantellata da un’operazione coordinata dalla squadra mobile di Napoli assieme al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Postale e delle Comunicazioni. Le indagini sono partite da una segnalazione dell’INPS, e fra gli indagati oggi risultano anche dipendenti INPS, dell’Agenzia delle Entrate e due direttori di filiale di Poste Italiane.
Oltre 600mila accessi in due anni
Il capo della squadra mobile di Napoli Mario Grassia ha spiegato che dopo le segnalazioni, le indagini si sono concentrate prima su due poliziotti che avevano effettuato oltre 600mila accessi alle piattaforme in due anni, i quali non potevano essere giustificati da esigenze lavorative.
Tra i dati sensibili rubati risultano dati finanziari, bancari, e legati a precedenti penali. I dati sensibili di personaggi famosi venivano poi venduti in pacchetti a queste agenzie, secondo tariffari ben definiti. Dei 30 indagati, 19 ora hanno l’obbligo di presentarsi davanti alla polizia.
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