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Napoli, blitz contro favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: 18 misure cautelari

A Napoli, un blitz ha portato alla predisposizione di 18 misure cautelari per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Tra i destinatari un dipendente dell’Ispettorato del Lavoro di Napoli e diversi titolari di aziende agricole che hanno messo a disposizione, quali datori di lavoro, le proprie realtà aziendali per false assunzioni di cittadini extra Ue

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Operazione della Polizia di Stato contro unpresunto sistema illecito legato alle procedure di ingresso dei lavoratori stranieri in Italia.Gli agenti della Squadra mobile di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di18 persone, indagate a vario titolo perassociazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa.

Il provvedimento, emesso dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, dispone lacustodia cautelare in carcere per 15 indagati e gli arresti domiciliari per altre tre persone, ritenute collaboratori del gruppo.

Tra i destinatari delle misure figura anche undipendente dell’Ispettorato Nazionale del Lavoroin servizio a Napoli, considerato dagli investigatori il promotore e la figura centrale dell’organizzazione. Con lui sono coinvolti diversititolari di aziende agricoleche, secondo l’accusa, avrebbero messo a disposizione le proprie imprese simulando assunzioni di cittadini extracomunitari.

Le indagini degli inquirenti

Le indagini, condotte dalla Squadra mobile e coordinate dalla Dda, hanno ricostruito l’esistenza di un’organizzazione attiva nelleprovince di Napoli e Caserta, con ramificazioni anche all’estero. Il gruppo, secondo quanto emerso, avrebbe prodotto e commercializzatonulla osta al lavoro subordinato, cioè i provvedimenti amministrativi con cui lo Sportello unico per l’immigrazione della prefettura autorizza un datore di lavoro ad assumere un lavoratore straniero residente all’estero.

Gli investigatori ritengono che l’organizzazionesfruttasse le procedure previste dalla normativa sui flussi di ingresso in Italia.In cambio della promessa di ottenere la regolarizzazione o l’ingresso nel Paese, ai cittadini extracomunitari, provenienti in gran parte dal Sudafrica e da altri Paesi africani, veniva chiesto il pagamento di circa10mila euro. Il denaro, secondo la ricostruzione degli inquirenti, veniva poisuddiviso tra i vari componenti del sodalizio.

Una parte dei profitti finiva anche aititolari delle aziendeagricole compiacenti che figuravano come datori di lavoro nelle pratiche:per ogni richiesta avrebbero incassato tra i 1.200 e i 2mila euro.

Il ruolo del dipendente dell’Ispettorato del lavoro e la rete di supporto

Secondo l’ipotesi investigativa, il dipendente dell’Ispettorato del lavoro svolgeva unruolo chiavenella procedura amministrativa. Si sarebbe occupato infatti diesprimeredirettamente, o attraverso la collaborazione di altri dipendenti pubblici, ipareri necessari a certificare la congruità delle richieste di assunzione presentate dalle aziende. In diversi casi, tuttavia, il fatturato delle imprese non sarebbe stato compatibile con il numero di lavoratori richiesti.

Le indagini, durate circa tre anni, hanno permesso di ricostruire anche la rete di supporto amministrativo utilizzata dal gruppo. In particolare sarebbe stato coinvolto unCafcon sede nella provincia di Caserta che avrebbe fornito assistenza nella predisposizione delle pratiche.

Il lavoro degli investigatori ha consentito di individuare e bloccare oltretremila richieste irregolari di ingresso di cittadini extracomunitari in Italia, oltre a migliaia di pratiche ritenute false. Nel corso dell’operazione sono stati inoltre sequestrati beni di lusso riconducibili agli indagati, ritenuti provento dell’attività illecita.

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