È morto ieri, lunedì 2 marzo, uno dei boss di Cosa Nostra, Benedetto “Nitto” Santapaola. Il boss aveva 87 anni ed era detenuto nel carcere di Opera. Recentemente era stato trasferito nel reparto di medicina protetta dell’ospedale San Paolo di Milano, a causa di alcuni problemi di salute.
Santapaola, originario di Catania, è stato uno dei maggiori esponenti di Cosa Nostra, si trovava infatti sotto il regime del 41bis dal 1993. Tra le accuse, era anche coinvolto nelle stragi del ’92, per cui stava scontando l’ergastolo.
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Chi era Nitto Santapaola
Nato a Catania, diventa già dagli anni ‘60 una figura di spicco nella mafia catanese, la cosca da lui guidata si macchierà negli anni di circa 220 omicidi. Era chiamato il “cacciatore” per la sua passione per la caccia, si muove inizialmente fra il traffico di droga, il controllo degli appalti pubblici e le estorsioni.
Sul finire degli anni ’70 si allea con il clan dei corleonesi, guidato da Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, ampliando così la sua area di influenza. È stato accusato di aver preso parte, oltre alle stragi del 1992, all’omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa nel 1982 e del giornalista Giuseppe Fava nel 1984.
L’arresto e la morte
Santapaola era latitante dal 1982, quando è stato arrestato il 18 maggio 1993. È stato trovato in campagna, in compagnia di sua moglie Carmela Minniti, nella zona siciliana del Calatino. Sua moglie morirà solo due anni dopo, uccisa dal pentito Giuseppe Ferone, che voleva vendicarsi con il boss delle morti di suo padre e suo figlio.
Il boss, nel carcere di Opera, è sempre stato sotto il regime del 41bis, ma nonostante ciò, è stato accusato di aver continuato a gestire il suo clan da dietro le sbarre. Per questo motivo gli sono sempre stati negati gli arresti domiciliari o la detenzione in una struttura medica. Nitto Santapaola soffriva di una grave forma di diabete, che negli ultimi giorni si era aggravata, rendendo necessario il ricovero in ospedale, dove poi è deceduto.
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