Non è ancora chiusa la vicenda della morte di Luana Di Raffaele, la donna di 44 anni trovata senza vita il 26 marzo 2025 nel suo appartamento di via Camillo Cucca, nel quartiere Torretta di Napoli. Quella che inizialmentesembrava una tragedia maturata in solitudine potrebbe nascondere ancora aspetti oscuri.
La Procura aveva orientato le indagini verso l’ipotesi del suicidio, lasciando aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Ma lamadre della vittima,assistita dall’avvocato Carlo De Pascale,si è opposta alla richiesta di archiviazionechiedendo ulteriori verifiche su una ricostruzione ritenuta incompleta. Una richiesta che ha trovato ascolto nel provvedimento firmato dalla gip De Micco, che ha disposto nuovi approfondimenti investigativi alla luce di alcune anomalie emerse negli atti.
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Gli orari che non coincidono
Al centro dei dubbi ci sono soprattuttogli orari della morte.Secondo l’autopsia, il decesso di Luana sarebbe avvenuto in una finestra temporale compresa tra le 16.19 del 24 marzo e le 10.19 del 25 marzo.Un dato che però contrasterebbe con quanto dichiarato dal compagno della donna, un cittadino ucraino, che agli investigatori ha riferito di aver visto Luana viva a mezzogiorno del 25 marzo e di aver parlato telefonicamente con lei fino alle 5.30 del mattino successivo, poche ore prima del ritrovamento del corpo.
Anche altre testimonianze raccolte nel corso dell’inchiesta sembrano non combaciare con gli accertamenti medico-legali. In particolare, ilgiudice ritiene necessario risentire sia il compagno della vittima sia una cuginadi Luana, oltre a verificare nuovamente le dichiarazioni rese da alcuni vicini di casa. Per fugare ogni dubbio, la gip ha inoltre disposto un’integrazione della perizia autoptica, con l’obiettivo di chiarire se vi possano essere stati errori o margini di incertezza nella determinazione dell’orario del decesso.
La perizia sull’appartamento
Il giudice ha inoltreordinato anche una nuova perizia sull’abitazione di via Camillo Cucca,dove Luana venne trovata morta. Gli accertamenti dovranno stabilire se la disposizione dei luoghi e gli elementi presenti nell’appartamento siano effettivamente compatibili con l’ipotesi di un suicidio per impiccagione. Un passaggio considerato fondamentale per verificare la tenuta dell’impianto investigativo iniziale e per escludere eventuali scenari alternativi.
A rendere ancora più fitto il giallo c’è poi il contenuto di una conversazione registrata e consegnata alla polizia. Nell’audio, uno degli interlocutori parla diun uomo che avrebbe “quasi ammazzato lei”.Una frase pesante, pronunciata da persone che sembrano conoscere perfettamente l’identità dell’uomo in questione. Eppure, nei verbali acquisiti dagli investigatori, di questa figura non ci sarebbe traccia. Nessun riferimento esplicito, nessuna indicazione formale su chi possa essere.
Proprio questo silenzio, unito alle incongruenze emerse nel corso dell’indagine, ha convinto la gip De Micco chenon sia ancora il momento di archiviare definitivamente il caso.Per la famiglia di Luana, la decisione rappresenta un primo spiraglio verso una verità che, a distanza di mesi, appare ancora lontana dall’essere chiarita.
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