Morte del bracciante Satnam Singh: chiesti 22 anni per imprenditore agricolo

Si è svolta l’udienza nella cornice del processo per la morte del bracciante Satnam Singh, deceduto il 17 giugno 2024 dopo un infortunio sul lavoro che lo aveva mutilato. L’imprenditore agricolo Antonello Lovato è accusato per la sua morte

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Una morte che “poteva essere evitata” quella diSatnam Singh, il bracciante morto il 17 giugno 2024 dopo un tragico incidente sul lavoro. Nell’udienza che si è svolta nella giornata odierna la procuratrice aggiunta della Procura di Latina, Luigia Spinelli,ha chiesto 22 anni per Antonello Lovato,l’imprenditore agricolo accusato della morte del bracciante. Per Spinelli quello di Satnam Singh è stato “un caso gravissimo, segnato dalla condizione di un lavoratore irregolare”. La sentenza è attesa per il 7 luglio prossimo.

Il caso aveva monopolizzato le cronache a causa della brutalità dell’evento. Secondo l’accusa,il bracciante era rimasto vittima di un grave incidente sul lavoro che lo aveva mutilato e ferito in modo particolarmente grave. Satnam Singh non sarebbe stato soccorso tempestivamente e sarebbe stato lasciato davanti la propria abitazione. La CGIL ha commentato il processo e si è costituita parte civile. In apertura dell’udienza invece la difesa di Lovato ha chiesto l’acquisizione del libretto sul quale sono state versate le somme destinate per il risarcimento della moglie Soni Soni e dei familiari della vittima. In secondo momento l’imputato ha dichiarato di voler continuare a sostenerli.

Il processo per la morte di Satnam Singh, il commento della CGIL

Mentre si attende la decisione del tribunale,resta la gravità di quanto emerso dalle indagini. Questa tragedia si inserisce in un contesto più ampio fatti di sfruttamento lavorativo, lavoro irregolare e caporalato”. È quanto si legge all’interno del commento della CGIL che sostiene che “il processo assume un significato che va oltre il singolo caso” .

Per il sindacato il caso non riguarda solo“la responsabilità dell’imprenditore” ma “richiama l’attenzione su una realtà nella quale la vulnerabilità dei lavoratori, soprattutto stranieri, può trasformarsi in terreno fertile per abusi e sfruttamento”. La CGIL si è costituta parte civile “per chiedere giustizia per Satnam Singh e per la sua famiglia, ma anche per affermare un principio generale di tutela del lavoro e della dignità della persona”.

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